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Archivio per dicembre 2006

Archivio del surrealismo. Ricerche sulla sessualità I

28 dicembre 2006 4 commenti

Tra il 1928 e il 1932 un gruppo (dai componenti variabili) di surrealisti organizzarono una serie di incontri, 12 per la precisione, con libere discussioni che intitolarono Recherches sur la sexualité. Regista delle informali riunioni da solotto parigino: André Breton.
Riporto, a partire da questo post, alcuni scambi di battute interessanti*.

Andres Serrano, Piss Christ, crocefisso plastico immerso in un bicchiere contenente l'urina dell'artista

27 gennaio 1928

ANDRE' BRETON: cosa penserebbe Unik di fare l'amore in una chiesa?

PIERRE UNIK: non mi interessa nel modo più assoluto.

JACQUES PREVERT: non mi interessa per via delle campane. 

RAYMOND QUENEAU: non metto mai piede in una chiesa e non ci metterò mai piede per far questo. 

YVES TANGUY: del tutto odioso.

MAX MORISE: idea assolutamente intollerabile.

BENJAMIN PERET: non penso che a questo e ho una grandissima voglia di farlo.

ANDRE' BRETON: sono assolutamente del parere di Péret e desidererei che la cosa comportasse tutte le raffinatezze possibili. 

BENJAMIN PERET: vorrei profanare le ostie e, se possibile, deporre escrementi nel calice.

* Ricerche sulla sessualità, SE, Milano, 2002 

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in caso di autocombustione, urinare

27 dicembre 2006 2 commenti

Di autocombustione si moriva. O meglio, sotto l'etichetta "autocombustione" finivano, dal 1600 fino alla fine dell'800 (e oltre), tutti quei casi di morte per combustione che rimanevano inspiegati, come l'italianissimo caso della Contessa Cornelia Bandi, morta a Verona il 14 Marzo del 1731, divorata dalle fiamme scaturite dalle sue interiora; la fine della Contessa fu un vero e proprio caso di cronaca, addirittura Charles Dickens sembra in seguito averne attinto per descrivere la morte di Krook in Casa Desolata (Bleak House). Si tessevano teorie pseudoscientifiche come l'"effetto candela" in base al quale maggiore è la presenza di grasso nel corpo e maggiori sono le probabilità di morire consumati come una candela da fiamme che si sprigionano dall'interno del corpo.
Ma la tecnologia medica aveva soprattutto una funzione di controllo normativo e indirizzamento morale all'interno della società minimamente scolarizzata del tempo. Facile capire dunque perchè si indicò nell'alcolismo e quindi nella presenza di  alcohol nel corpo una delle cause maggiori di morte per fiamme, chiudendo invece entrambi gli occhi di fronte alla maggiore probabilità di incidenti cui un ubriaco va incontro – anche col fuoco, ovviamente molto più utilizzato all'epoca.
Una delle cose di cui si era certi era l'impossibilità di estinguere le fiamme per mezzo della semplice acqua, il che determinò lo sbizzarrirsi delle più strane fantasie popolari. Di storia dell'autocombustione parla Jan Bondeson, medico britannico cultore di freaks e stranezze mediche, in un libro* che ho trovato per caso in una vecchia libreria di Londra; Bondeson basa le sue ricerche su testi d'epoca, soprattutto giornali e, ovviamente, su materiale medico. Traduco un brano davvero meritevole che unisce alla bizzarria dell'evento pseudo-medico dell'autocombustione il fascino indiscreto dell'urinofilia (su cui si tornerà):

"In Germania la gente comune aveva una grande fiducia nelle proprietà del letame liquido come sistema di prevenzione contro l'autocombustione. Quando un contadino sempliciotto o l'idiota del villaggio si ritenevano a rischio di bruciare spontaneamente dopo una bella bisboccia, ingurgitavano una discreta quantità di letame liquido e acqua fangosa. Si dice che questo assurdo rimedio sia persino apparso nel serio lavoro scientifico sull'abuso di alcohol condotto dal dott. Carl Rösch: Der Missbrauch geistiger Geltränke (1838). Ma la medicina popolare scandinava prescriveva una sostanza addirittura più improbabile per estinguere le fiamme spontanee. Il folklore norvegese e svedese raccomandavano infatti di gettare nella bocca in fiamme dell'ubriacone urina umana, preferibilmente evacuata di fresco da una donna. Un breve fatto accaduto nel XIX secolo in Westgothia descrive  l'ardente destino di un beone seriale di nome Zakris, che improvvisamente prese fuoco spontaneamente: 'Un giorno Zakris di Hester iniziò a bruciare di una fiamma blu mentre si trovava a letto. Sua moglie si sedette a cavalcioni sul viso di lui ed estinse le fiamme urinando direttamente nella bocca del marito; solo una donna avrebbe potuto farlo [sic!]. Dopo quanto accaduto, egli non bevve più acquavite.'"

*Jan Bondeson, A cabinet of Medical Curiosities, I.B. Tauris Publishers, London, 1997, p.7

glass of pee

–> celebri casi di autocombustione: 1, 2 

–> urinoterapia 

–> approfondimento sull'urinofilia 

–> pee gallery 

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pensierini di natale

22 dicembre 2006 3 commenti
Categorie:anticlericale Tag:

Il grande libro del seno

19 dicembre 2006 4 commenti

Bandite le anoressiche dallo sguardo pubblico italico, è recentemente uscito per i tipi di Taschen The big book of breast, il grande libro del seno.
Edito da Dian Hanson, veterana di varie pubblicazioni per adulti, il libro accosta, a fronte di una copertina che sembra pessima ma che si può “mettere a nudo”, una buona raccolta iconografica e il tentativo, in bilico tra il serio e il faceto, di indagare i motivi della bosomania (fissazione per il seno a la Russ Meyer). L’indagine si muove sul terreno dell’immaginario nordamericano, ma è piuttosto facile vedere i frutti dell’imperialismo culturale yankee anche in altri paesi, forse il primo fra tutti è il Giappone, come vedremo.
Se, come sembra, un tempo il modello di bellezza mammaria era legato al seno piccolo e tornito di Maria Antonietta – la quale era solita bere latte da tazze di porcellana ottenute dai calchi delle sue sue poppe, in una sorta di movimento autolattatorio – con la seconda guerra mondiale qualcosa cambia. Sarà che la generazione dei Fifities nasce e si alimenta per bocca del biberon (nel 1956 solo un quarto dei neonati statunitensi era alimentato dal capezzolo materno), le donne essendo al lavoro per supportare famiglie private dei maschi in guerra; sarà piuttosto che interviene una vera e propria costruzione sociale della donna prosperosa: la pin up, il simbolo della fertilità. Il meccanismo del soddisfacimento delle truppe al fronte, si sa, passa storicamente, e fisiologicamente, attraverso la sessualità. I soldati sognavano donne lontane che, per titillare le fantasie, venivano “appese” ai vari armadietti. Qualcuno deve aver pensato: “se proprio devono sognare, che sognino in grande!” con donne che trasmettono iconograficamente il concetto di abbondanza, fertilità, benessere, quello che li avrebbe attesi al ritorno negli States (e, in fondo, possiamo aggiungere, era anche una reazione alla magrezza legata alla crisi del ’29).

Il problema, di fronte alla crezione di una fantasia, diventa il residuo dell’immaginario, il deserto del Reale, ovvero il fatto che poi nella norma non tutte le donne siano maggiorate. Nasce la mastoplastica additiva. Ma nasce come sperimentazione sulla donna. Non diversamente da tante pratiche naziste, gli americani di stanza in Giappone nell’immediato dopoguerra, insoddisfatti delle minute proporzioni delle ragazze del luogo, iniettano nel seno delle prostitute SILICONE LIQUIDO. Veniva utilizzato il liquido di raffreddamento dei trasformatori, ce n’era in abbondanza presso i moli del porto di Yokohama e di lì a poco, andò a ruba. Si scoprirà in seguito che si tratta di una sostanza altamente tossica impossibile da eliminare dai tessuti organici. Inutile elencarne le conseguenze. I tentativi di aumento della circonferenza toracica, certo, sono precedenti a quello nazi-statunitense e affondano le radici nella Vienna del 1890 quando il Dottor Robert Gersuny sperimentò iniezioni di paraffina e nel 1920 con trapianti autologhi di tessuto adiposo prelevato dalle natiche e dall’addome; il grasso però veniva riassorbito dopo poco tempo. In Giappone però il discorso è diverso e va oltre la sperimentazione scientifica; si colpiscono donne per soddisfare l’immaginario maschile di un un esercito di occupazione.
Nell’Impero di Lincoln invece il primo aumento artificioso di seno viene effettuato su una ballerina che si esibiva nei topless bar e, poi, richiesto da diverse operatrici del settore di Las Vegas. Nel 1943 la Corning Glass Works si fuse con la Dow Chemical Company per formare la Dow Corning Corporation divenendo i pionieri dello sviluppo del silicone, lubrificante per motori resistente alle alte temperature. Nel 1963 la Dow Chemical introduce gli impianti con capsule riempite di gel al silicone (quindi gel, non liquido!) che, negli anni, diventeranno sempre più capienti. Si passò da sacche da 500cc a sacche da 3000cc (3 litri) e, addirittura, esistevano casi in cui si sovrapponevano i cuscinetti per avere un volume ancor maggiore, si veda il caso Lolo Ferrari. Nel giro di 10-15 anni, salvo prematuri incidenti, le protesi tendevano a deteriorarsi permettendo la fuoriuscita del gel; la Dow Chemical sosteneva trattarsi di un sitema assolutamente sicuro, basando la propria certezza scientifica su uno studio condotto per una settimana, nel 1940, su ratti e porcellini d’india. Solo nel 1976 fu vietata l’iniezione diretta del silicone, più economica, in favore di cuscinetti riempiti di sostanze saline. Pochi mesi fa la Food and Drug Administration ha permesso il rientro del silicone sul mercato con protesi a doppio strato (interno in silicone ed un involucro esterno in soluzione salina per contenere le eventuali dispersioni dovute a rotture).

Il Giappone è vittima, più di ogni altro paese, di questo immaginario che sembra storicamente imposto dall’iconografia statunitense. I poderosi seni ballonzolanti sono ormai un must nell’immaginario nipponico, luogo di fisici biologicamente minuti e piatti… e sto appositamente tralasciando tutto l’universo dei sottogeneri milky e lactating. Non poteva non nascere immediatamente un nuovo fenomeno: il bakunyuu; e le sue conseguenze: la vendita di inutili sostanze per aumentare la dimensione del seno.
Ma non dimentichiamo anche l’Italia degli anni ’50, i film di Fellini, le donne giunoniche, l’esplosione di seni (attraverso la tecnologia dell’indumento intimo atto a farli sembrare enormi); boom di tette e boom economico. Non è un caso. Come non è un caso il potere della fantasia sociale sui corpi.

–> approfondimenti storici e fonti: 1, 2, 3, 4, 5

–> gallerie di immagini (molte retro): 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7

–> nippovideo seno-orientati: 1, 2, 3

–> video lezione di inglese per prostitute giappe

–> bakunyuu hentai

–> dvd bakunyuu

–> strano ma vero: la chiesa giapponese di new york vende i dvd di Russ Meyer

–> la fisica del seno nei videogames

–> seno e arte

–> mastasia

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sesso tentacolare

14 dicembre 2006 5 commenti

La generazione degli attuali trentenni occidentali, e le generazioni a seguire, è in gran parte cresciuta seduta di fronte ai cartoni animati giapponesi sparati dal tubo catodico, trovandosi spesso davanti a nuove simbologie rimaste poi incomprese.
Uno di questi simboli è il polipo. Il cefalopode rappresenta lo spirito della curiosità, è un essere positivo, rappresentato sempre con personaggi divertenti e un po’ sciocchini, sicuramente molto kawaii. Ovviamente si parla di un animale ben presente nell’immaginario collettivo giaponese per evidenti questioni di origine alimentare e, non secondariamente, di folklore. La cosa per noi più difficile da capire è l’ossessione nipponica per il sesso con i cefalopodi fino ad essere diventato un vero e proprio genere, il tentacle rape. Le storie hentai sono piene di incontri intimi tra essere umani e cefalopodi e non mancano film dedicati come Hokusai Manga del 1981, le cui immagini sono molto eloquenti. Esiste anche una serie animata degli anni 60, Kure Kure Takora, che molti considerano piuttosto azzardata nei contenuti; narra delle strane avventure amorose di un polipo e una nocciolina gigante. Alcuni episodi della saga sono online.
La metafora lampantemente fallica legata ai tentacoli che vanno insidiandosi in ogni orifizio, va sicuramente contestualizzata nell’immaginario che l’arte del grande Hokusai ha contribuito a plasmare. Tutto inizia con la mitologia e sfocia imponentemente nella modernità grazie al "sogno della sposa del pescatore", dipinto in cui un polipo avvinghia una donna senza lesinare su un lussurioso cunnilingus a ventosa. Il dialogo, il cui testo fa da sfondo alla bizzarra unione in piena tradizione shunga – che nasce in questo periodo e darà avvio al moderno filone dei manga, è altrettanto succulento; tra i due soggetti principali si intromette anche il piccolo polipo, desideroso di fare nuove esperienze:

GRANDE POLIPO: Il mio sogno si è infine realizzato, in questo giorno dei giorni. Alla fine ti ho presa nella mia morsa. La tua bobo è piena e matura, che meraviglia! Migliore di ogni altra! Succhiare, succhiare e succhiare ancora. E dopo averlo fatto con maestria, ti guiderò al palazzo del Drago del Dio del Mare e mi avvilupperò a te.

VERGINE: Maledetto polipo! Succhiandomi alla bocca dell’utero mi togli il respiro! Aah! Sì… è… lì! Con la bocca, succhia!! Dentro, dimenati, dimenati, oooh! Oooh, bene, oooh dai! Lì, lì! Lììììì! Daaai! Ouh! Aah! Dai, bene così, aaaahh!!! Non ancora! Finora gli uomini chiamavano me polipa! Una polipa! OoH! Auh! Puoi… !? Ooh!

GRANDE POLIPO: Con tutti gli otto tentacoli che si attorcigliano!! Come ti piace così? Ah, guarda! Si è tutta gonfiata, bagnata dalle calde acque della lussuria.

VERGINE: Sì, ora brucia, ma presto non sentirò più nulla tra le mie anche. Ooooh! Niente più limiti o frontiere! Sto scomparendo…!!!

PICCOLO POLIPO: quando papà avrà finito anch’io voglio strofinare ancora e ancora la mia bocca sui bordi del tuo posto peloso finchè non sparirai e allora io succhierò ancora chyu chyu… 

 

A contribuire alla diffusione massiccia del sesso tentacolare è arrivata, come spesso è accaduto nella storia, la censura. La morsa censoria viene applicata nel secondo dopoguerra, con la breve occupazione da parte dell’esercito statunitense e l’imposizione del pudore occidentale legato alla rappresentazione del coito e dei genitali. Il Giappone ha regole molto curiose in tema di censura, almeno dal punto di vista dell’occidente contemporaneo. E’ consentita la rappresentazione della nudità ma NON nel dettaglio degli organi riproduttivi. I due sessi non possono essere mostrati nella loro unione, e non è ammessa la visione dei peli pubici*. Questo spiega il perchè dell’effetto mosaico (chiamato bokashi) nella produzione pornografica.

Quindi, l’unione genitale, l’amplesso, non è esplicitamente rappresentabile, tutto il resto è concesso (a patto di non offendere la pubblica morale, art. 175 del codice penale – sull’oscenità): oggetti, inserzioni bizzarre, sesso con alieni e, perchè no, con polipi, già presenti nel fantastico reame immaginifico del sol levante. Diventava più semplice, ai fini dell’elusione della stretta censoria, rappresentare una deflorazione da parte di un tentacolo che non di un pene.
La censura nipponica ha generato la produzione di sesso xenofilo.

* nel 1981 il governo giapponese decretò la possibilità di aumentare del 5% la rappresentazione del pelo pubico.
fonte: G. Rossetti, Japan Underground, Castelvecchi, Roma, 2006, p.86

 

RIFERIMENTI: 

–> approfondimenti sul tentacle sex/rape: 1, 2, 3, 4

–> demoni e spiriti nella mitologia giapponese

–> netsuke di polipo 

–> galleria di shunga 

–> glossario di termini giapponesi legati all’arte 

–> sinossi di Hokusai Manga 

–> approfondimento sulla censura nipponica

–> la censura nel cinema  

–> approfondimento sui pinku-eiga e i roman-porno nel cinema giapponese (in spagnolo) 

–> porno link: una ragazza e il suo polipo 

–> octopus girl takoko action figure 

–> octopus rape giochino giapppo in flash 

–> video di una giapponesina che lecca un polipo, morto 

–> arte occidentale: 100 ragazze e 100 polipi 

cliccare su Continua per vedere la galleria completa. Foto di Bob Coulter

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la volontà di sapere è poliglotta

12 dicembre 2006 Commenti chiusi

Con il Concilio Lateranense IV, convocato nel 1213, la pratica della confessione diventa un obbligo per tutti i fedeli cattolici. Alle pratiche confessorie vengono affiancate le tecnologie della volontà di sapere: i confessionali

Orvieto, confessionale del Duomo, globalizzazione della confessione

"La confessione della verità si è iscritta nel seno delle procedure d'individualizzazione da parte del potere.
In ogni caso, accanto ai rituali della prova, accanto alle cauzioni date dall'autorità della tradizione, accanto alle testimonianze, ma anche ai procedimenti dotti di osservazione e di dimostrazione, la confessione è diventata, in Occidente, una delle tecniche più altamente valorizzate per produrre la verità. Siamo diventati, a partire da quel momento, una società particolarmente confessante. La confessione ha propagato lontano i suoi effetti: nella giustizia, nella medicina, nella pedagogia, nei rapporti familiari, nelle relazioni amorose, nella realtà più quotidiana e nei riti più solenni; si confessano i propri crimini, si confessano i peccati, si confessano i pensieri ed i desideri, si confessa il proprio passato ed i propri sogni, si confessa l'infanzia; si confessano le proprie malattie e miserie; ci si sforza di dire con la massima precisione quel che è più difficile dire; ci si confessa in pubblico ed in privato, ai genitori, agli educatori, al medico, a coloro che amiamo; facciamo a noi stessi, nel piacere e nella pena, confessioni impossibili ad ogni altro, e di cui facciamo dei libri. Si confessa – o si è obbligati a confessare. Quando non è spontanea o imposta da qualche imperativo interno, la confessione è estorta; la si stana nell'anima e la si strappa al corpo. Dal Medio Evo la tortura l'accompagna come un'ombra e l'incoraggia quando cerca di sfuggire: tetri gemelli. Come la tenerezza più disarmata, così i poteri più sanguinari ne hanno bisogno. L'uomo, in Occidente, è diventato una bestia da confessione. […]
L'obbligo della confessione ci è ora rinviato a partire da tanti punti diversi, è ormai così profondamente incorporato in noi che non lo percepiamo più come l'effetto di un potere che ci costringe"
M. Foucault, La Volontà di Sapere, Feltrinelli, Milano, 2001, pp. 54-55

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Categorie:anticlericale Tag:

uno sguardo dall’interno

5 dicembre 2006 2 commenti

Mai visto un pene dal punto di vista dell'utero? La BBC nello sforzo di venire incontro al pretenzioso gusto del pubblico voyeurista  regala questo assaggio di sesso medicalizzato.
Sul sito non si trova un link diretto al video e la cosa insospettisce; rimane però chiara, visitando alcune pagine online della BBC, l'attitudine open-mind nei confronti della sessualità. Il fatto è testimoniato anche dalle critiche che vengono mosse ai loro documentari sul sesso, accusati di sfruttare le modalità espressive del porno business.
Sembra che la BBS, forse forte del fatto di essere la rete televisiva di bandiera in cui il cattolicesimo rappresenta una minoranza, sia anche uno dei pochi network che abbia indagato seriamente sugli abusi sessuali dei preti vaticani.  

–> documentario (supposto) della BBC

 

 

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Categorie:porn liberation front Tag:

le parole dell’ammmore (japanese version)

5 dicembre 2006 Commenti chiusi

La lingua giapponese è, per motivi storici (la scelta di isolamento) e culturali (il legame alla tradizione), una delle lingue che maggiormente ha inglobato inglesismi. Il giapponese moderno è un crogiolo di neologismi di derivazione anglofona utili a designare concetti fino a poco tempo fa estranei alla cultura nipponica. Nasce così il katakana o English made in Japan
Ad esempio: il lavoratore medio, salariato, in inglese salaryman, diventa nel paese del sol levante un sarariman secondo una divertente translitterazione fonetica legata alla pronuncia anglo-giappone. Pasokon è la contrazione di personal computer.
La sessualità, attorno alla quale anche la lingua si è codificata a sottolineare differenze, distanze e rispetto reciproco, è uno degli ambiti che ha visto la maggior esplosione di neologismi.
Si consideri la tabella seguente a titolo del tutto rappresentativo, in realtà esistono centinaia di vocaboli katakana assonanti all'inglese.

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Categorie:nippodelirium Tag: