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Archivio per la categoria ‘foto’

these americans

1 marzo 2012 Commenti chiusi

kinky city

27 settembre 2010 Commenti chiusi

Il termine KINKY si utilizza per definire una modalità che si pone tra il bizzarro e ciò che l’ortodossia etero definisce come deviato, pervertito.

Pawel Jaszczuk, già incontrato, offre un saggio visivo di KINKY nipponico

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dalla parte del mostro

24 agosto 2010 7 commenti

Ho sempre nutrito un’insana passione per il mostracismo, la teratologia, per tutta quella componente politicamente rivoluzionaria contenuta nell’orrido, nell’antiestetico, nel coraggio del mostro ovvero il non conforme ai canoni che decide di mostrarsi.  Ho anche sempre creduto che il mostro nel suo manifestarsi si trasformasse nel manifesto etico di tutto quello che l’estetica del “bello e buono” rigetta.  Per questo ho sempre apprezzato le fotografie di freaks,  nani (adoro i normalissimi nani di Herzog!), i reietti di Diane Arbus e ora scopro il lavoro di Scot Sothern, LOWLIFE. Low life non è l’insieme delle vite di basso profilo (più che low dovrebbe essere lumpen-life) è l’insieme dei corpi modificati dal disagio sociale, da vite difficilmente sopportabili; è l’insieme di corpi che significano, che hanno significato, attraverso i segni indelebili che (sop)portano: le rughe di Anna Magnani, i corpi punk costretti a sanguinare, i segni delle costrizioni, del lavoro… delle vite che scorrono.
Il mostro ha la stessa sfacciataggine dell’opera d’arte che ti obbliga a guardarla e a stupirti di essa, con essa. Suscita reazioni: il moralista è preso da compassione, l’antimoralista da vergogna, la vergogna di aver distolto lo sguardo, di essere inorridito o la vergogna positiva di sentirsi parte di quella società che ha creato le condizioni per l’esistenza del mostro. In fondo le isole sono definite da tutto il mare che si trova loro intorno.
E’ l’estetica dell’ibridazione (penso anche a Crash di Cronemberg) che deve sempre interessare più di ogni altra cosa, è sempre quel fenomeno di sovrappiù rispetto alle due nature di partenza che incorpora a creare la ricchezza di una nuova natura. Transizione. La ricchezza della transizione e della perversione, il mostro esteriore e quello interiore.

… e in tutto questo rientra positivamente la transizione da Lifetype a WordPress, con tutti i suoi segni.

leggermente fuori fuoco

27 aprile 2010 1 commento

Durante lo sbarco in Normandia, ad Omaha beach, c’era anche Robert Capa. Un grande fotografo. Era reporter di guerra per l’agenzia Magnum. La leggenda vuole che in fase di sviluppo dei rullini della sua Contax il tecnico commise più di un errore e che del lavoro di Capa si salvò gran poco. Quello che si riuscì a recuperare fu pubblicato con il coraggioso titolo Slightly out of focus, leggermente fuori fuoco. Tra le altre storie ricordo di aver letto un’altra versione della storia: la macchina che Capa stava usando durante lo sbarco subì un forte impatto che determinò il disassamento delle lenti e, di conseguenza, la sfocatura degli scatti.
Forse la realtà è ben più semplice… a volte la mano non sta ferma e il "fuori fuoco" diventa un mosso d’autore.

Il mosso di Omaha beach è il mosso umano, il mosso panico, la mano che trema più veloce del tempo di scatto della macchina. C’è poi il mosso per carenza di luce, il mosso per il movimento… è sempre una questione di tempo, un tempo di scatto eccessivo rispetto al tempo dell’accadimento che ci appare, improvvisamente, di fronte.
Mentre il fuori fuoco ha a che fare con lo spazio, ai piani di sviluppo degli eventi, il mosso ha a che fare con il tempo. In qualche modo sono entrambi parte di una mancata adesione alla realtà; di più: è una impreparazione rispetto alla realtà. Lo spavento, la sorpresa fanno spalancare l’occhio e mandano per un istante fuori fuoco l’immagine, si perde il fuoco sulla situazione. Una fotografia sbagliata non ha atteso il fenomeno ma è caduta vittima
del noumeno.
C’è qui una intenzionale confusione tra mosso e fuori fuoco, in fondo si tratta di saper cedere all’inganno, al trompe l’oeil direbbero i galli, si tratta di competere con Zeusi e Parrasio* o rimanere a bocca aperta in un silenzio catatonico. Si tratta di sfidare la realtà superandola o cedervi, riconoscendo la propria impreparazione di fronte all’evento, cedere all’oblio del mosso e del fuori fuoco, tutte caratteristiche del sogno.

–> shibari – pawel jaszczuk 

 

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distaccamento

22 aprile 2010 3 commenti

La giustapposizione di estasi e razionalità si traduce nel distaccamento… e si sappia che scrivo questo post solo per togliermi lo sfizio di iniziare una frase con la pomposa parola "giustapposizione". Ho realizzato un sogno linguistico. Grazie.

Il distaccamento (uso distaccamento per tradurre fedelmente detachment) è lo sguardo perso di un* slave che ha subito mezz’ora di fistfucking. Non può essere altrimenti. Lo stesso sguardo non si rileva sul volto di un monaco zen in meditazione. Non è lo stesso distacco, è diverso. Il distaccamento spirituale è sopravvalutato, è noioso, è facile. Puzza di menefreghismo ed esclusione. Esclude la materialità, i legami, le sensazioni, la fisicità in senso generale. Si eleva dimenticando come sia bassa la terra, per citare mio nonno (terza elementare, mente eccelsa); mentre bisogna sempre rimanere fedeli alla terra.
Il distaccamento di cui parlo è la ragione che interviene immediatamente dopo il momento estatico, ha il sapore hegeliano del "superamento", non dimentica nulla, trasforma, trattiene, porta con sè. Ricorda. E’ il rapimento. E’ il perdersi nella città di cui parlava Benjamin, il non ritrovare coordinate note mantenedosi però sempre all’interno di un sistema materiale. Si sa da dove si è partiti, si sa dove si è, si ignora come ci si è arrivati.
Il distaccamento è una sospensione razionale dell’estasi, trattiene il sospiro dell’anima razionale: è l’asphyxophilia del sistema dopaminergico mesolimbico. Ok, ho esagerato. E’ estraniamento. Presto o tardi tornerà all’unico godimento mistico, quello della carne. Presto o tardi riaprirà la diga che trattiene la dopamina e si tornerà ad essere marionette in preda ai meccanismi biochimici. Ma prima del crollo gli occhi sono sbarrati e il cervello si dedica ad altro nel superamento temporaneo delle fatiche, della gravità e degli attriti del corpo.

sandra torralba

–> sandra torralba: estranged sex

–> riichi yamagichi: a sense of detachment

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tutti gli header fastidiosi

14 febbraio 2007 9 commenti

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Gli header, le immagini contenute nella parte più alta del sito, di tanto in tanto variano e spesso in base all’ultimo argomento trattato.
Si è pensato di raccoglierli. Aluni non sono ancora stati utilizzati, altri verranno aggiunti nuovi e altri, sicuramente i più belli, verranno riutilizzati
Ci tengo a precisare che gli header non sono stati creati da me ma da un’amica che collabora alla gra-fica di questo no-blog: hunnybunny.

 

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Faroe Islands, october 2006

2 novembre 2006 Commenti chiusi

isole faroe. ultimo viaggetto: terre desolate, pecore a pecora, biond* biondissim* e qualche morett* con la faccia bjork-assimilabile. 

un posto per chi ama la solitudine, la nullezza, l'estremismo climatico 

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