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Posts Tagged ‘teratologia’

polimastia, quando due tette non bastano

6 febbraio 2012 Commenti chiusi

Contro il Creazionismo (e la sua renaissance statunitense) non credo possa esistere argomento migliore della reversione genetica e della bellissima analisi di tutti gli organi vestigiali che Darwin conduce nel suo L’origine dell’uomo e la selezione sessuale. Anche perché spesso l’argomento incrocia le proprie trame con l’appassionante mondo freak.
Di particolare interesse per tutti gli/le amanti del seno e delle sue poliedriche modalità di manifestazione, la nota di Darwin:

“Nel mio Variation of Animals and Plants under Domestication (vol. II, p. 57), ho fatto risalire i numerosi casi di mammelle in eccedenza nelle donne, alla reversione. Giunsi a considerare questa come ipotesi probabile, in quanto la mammella aggiunta generalmente è collocata simmetricamente sul petto, e soprattutto per un caso, in cui si rinvenne una sola mammella efficiente all’inguine di una donna, sorella di una dotata di molte mammelle. Ma ora vengo a sapere (cfr. per esempio Preyer, Der Kampf um das Dasein, 1869, p. 45) che mammae erraticae si possono rinvenire in altre posizioni, come sul dorso, sotto l’ascella, e sulla coscia; in questo ultimo caso la mammella diede tanto latte da nutrire un bambino*. L’ipotesi che la mammella aggiunta derivi da una reversione è così indebolita; tuttavia mi sembra ancora probabile, in quanto spesso sul petto se ne trovano due paia disposte simmetricamente; di ciò ho ricevuto notizia io stesso in vari casi. Si sa bene che alcuni lemuri hanno normalmente due paia di mammelle sul petto. Sono stati messi in luce cinque casi sulla presenza di più di un paio di mammmelle (naturalmente rudimentali) nel maschio del genere umano. […] In uno dei casi riportati da Bartels, un uomo era dotato di cinque mammelle, con una centrale, collocata sopra l’ombelico. Meckel von Hemsbach ritiene che questo caso sia spiegato dalla mammella centrale che si rinviene in alcuni chirotteri. Nel complesso possiamo dubitare, che se mai mammelle aggiunte si fossero sviluppate su entrambi i sessi umani, i nostri progenitori non sarebbero mai stati provvisti più di un paio.”

Non so se ai tempi in cui scriveva Darwin fosse nota e dimostrata l’esistenza delle linee di latte che vanno dalle ascelle all’inguine simmetricamente, di fatto l’osservazione dei non così rari casi di polimastia, anche su persone di sesso maschile, ne confermava l’esistenza.

–> wiki accessory breast
–> articolo scientifico in pdf, fonte medscape.com
–> casi clinici
–> streghe e capezzoli sovrannumerari
–> polimastia nella storia dell’arte

* si riferisce qui al caso documentato di Therese Ventre di Marsiglia, 1827.

 

genialità dionisiache

18 maggio 2011 2 commenti

Senza l’aiuto di gugol indovinare chi é a dare le risposte:

Domanda: Mantovani è il capo del Pdl lombardo, ha fatto trovare a Berlusconi una modella svedese violinista dentro l’uovo di Pasqua. Era il caso?

Risposta: «Embé? C’è qualcosa di male? Lo pensa chi ha la coda di paglia. Ma non è vietato divertirsi, danzare, ascoltare musica. È come guardare la Gioconda al Louvre».

Domanda: Che c’entra la Gioconda?

Risposta: «Per suonare il violino bisogna essere artisti. Non è come suonare le nacchere…».

pochi anni, tette dure

3 maggio 2011 6 commenti

Ricordo il mio primo bagno di sole naturista come una sfida alla pudicizia morale che il cattolicesimo mi ha brandizzato nel dna. Avevo 16 anni credo. Mi passò accanto una coppia di giovani olandesi, globalmente erano davvero molto belli, scendendo nella fisionomia sessuale lui aveva un pisello imbarazzante, lei delle tette grandi e belle. “Bella fatica a fare i nudisti così”, pensai nascondendo il pisellino in una buchetta fatta frettolosamente nella sabbia.
La stessa cosa l’ho pensata vedendo la campagna pubblicitaria sottostante. Facile sentirsi a proprio agio a vent’anni e con delle belle tette sottolineando pure la bellezza della naturalità.
Perché giudicare negativamente e da una prospettiva moralista l’uso del silicone quando il problema è invece altrove e riguarda l’eto-estetica del silicone?
Il corpo è uno spazio di determinazione politica. Va sempre affermato con forza questo concetto. Se leggiamo il corpo come un territorio, la differenza da considerare è tra autodeterminazione e colonizzazione. Argomenti triti e ritriti pure questi, me ne scuso. Il problema non è l’imposizione di modelli estetici sintetici, costruiti con plastica, quanto univoci, seriali. Un “non esiste altro bello al di fuori di me”. Questo è il senso del corpo mercificato. Non tanto e non solo la compravendita in quanto oggetto depersonalizzato quanto MODELLO MIGLIORE SUL MERCATO.
Una prodotto non viene commercializzato come uno tra tanti ma come IL MIGLIOR PRODOTTO SUL MERCATO. Ora, un corpo siliconato non è né il peggiore né il migliore. E’ un corpo che ha fatto delle scelte, di sofferenza anche. Soprattutto non mi interessa che mi sia propinato come modello unico perché lede la mia e l’altrui autodeterminazione. L’uni(vo)cità per di più cambia il significante delle categorie. Pensare belle donne significa per i più pensare barbie eppure esistono belle donne con delle brutte tette.
Ma l’alternativa estetica al silicone non può essere l’ostentazione del bello naturale, cadrebbe nella stessa trappola impositiva. L’alternativa è la possibilità di scegliere liberamente il proprio modello estetico e la libertà di autodeterminare e rappresentare la propria mappa corporale in base a modelli scelti a prescindere dal loro valore di scambio.

Che vadano a ‘fanculo le fichette che mostrano le loro zinne dure bullandosi che sono naturali… dalla parte del mostro!

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dalla parte del mostro

24 agosto 2010 7 commenti

Ho sempre nutrito un’insana passione per il mostracismo, la teratologia, per tutta quella componente politicamente rivoluzionaria contenuta nell’orrido, nell’antiestetico, nel coraggio del mostro ovvero il non conforme ai canoni che decide di mostrarsi.  Ho anche sempre creduto che il mostro nel suo manifestarsi si trasformasse nel manifesto etico di tutto quello che l’estetica del “bello e buono” rigetta.  Per questo ho sempre apprezzato le fotografie di freaks,  nani (adoro i normalissimi nani di Herzog!), i reietti di Diane Arbus e ora scopro il lavoro di Scot Sothern, LOWLIFE. Low life non è l’insieme delle vite di basso profilo (più che low dovrebbe essere lumpen-life) è l’insieme dei corpi modificati dal disagio sociale, da vite difficilmente sopportabili; è l’insieme di corpi che significano, che hanno significato, attraverso i segni indelebili che (sop)portano: le rughe di Anna Magnani, i corpi punk costretti a sanguinare, i segni delle costrizioni, del lavoro… delle vite che scorrono.
Il mostro ha la stessa sfacciataggine dell’opera d’arte che ti obbliga a guardarla e a stupirti di essa, con essa. Suscita reazioni: il moralista è preso da compassione, l’antimoralista da vergogna, la vergogna di aver distolto lo sguardo, di essere inorridito o la vergogna positiva di sentirsi parte di quella società che ha creato le condizioni per l’esistenza del mostro. In fondo le isole sono definite da tutto il mare che si trova loro intorno.
E’ l’estetica dell’ibridazione (penso anche a Crash di Cronemberg) che deve sempre interessare più di ogni altra cosa, è sempre quel fenomeno di sovrappiù rispetto alle due nature di partenza che incorpora a creare la ricchezza di una nuova natura. Transizione. La ricchezza della transizione e della perversione, il mostro esteriore e quello interiore.

… e in tutto questo rientra positivamente la transizione da Lifetype a WordPress, con tutti i suoi segni.