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Posts Tagged ‘amateur’

velo love

19 gennaio 2012 Commenti chiusi

–> La bicicletta nella città, tra Ottocento e Novecento di Carlos Héctor Caracciolo (thx alieno)

–> Codice di condotta di una donna in bicicletta, Newark Sunday Advocate, 21 giugno 1895

Categorie:feticismi Tag: ,

tempo di alta montagna

10 gennaio 2012 Commenti chiusi
cervino parete est e nord cerro chalten (fitz roy) lato sud ed est

sorrisi verticali

13 luglio 2010 15 commenti

presentazioni

Una sera a cena mi parlano bene di un libro (Sii bella e stai zitta. Perché l’Italia di oggi offende le donne) di Michela Marzano, filosofa. Non la conoscevo. Sfoglio e trovo un capitolo sulla pornografia e tra il secondo e il dessert mi sono già fatto una pessima idea. Dopo questo incontro fortuito ho visto la scrittrice-filosofa da Gad Lerner e in qualche altra trasmissione, all’improvviso i media italiani scoprono una paladina del femminismo relegata in gallia e che ora ha attraversato le alpi come una novella Annibale accademica.
A Marzano garba poco il porno ma non è questo ad infastidire, è una posizione rispettabile; è piuttosto lo sguardo morale che getta su un mondo che conosce a malapena e che giudica solo per le evidenti ed innegabili escrescenze purulente presenti sul corpo della macchina pornografica ad infastidire.
Marzano non distingue gli effetti del sistema produttivo hardcore dall’attitudine alla sessualità hardcore.

la macchina dello sfruttamento

Per molti aspetti la sua posizione è bizzarra quanto incoerente. Non prende ad esempio posizione sul difficile problema delle donne col velo (hijab e niqab) dicendo, vado a memoria, che ci sono casi in cui la donna sceglie serenamente di portare il velo per proprie convinzioni cultural-religiose e si sente da esso tutelata, protetta dall’invadente sguardo maschile però è pronta ad affermare che il mondo dell’hard è tutto violenza e sottomissione femminile*. Forse perché la sua esperienza pornografica ruota solamente attorno alla “silicon valley” di Los Angeles e non alle autoproduzioni dal basso, sovente gestite da donne (vedi seven minutes in heaven, indieporn etc…) o l’illuminante, recente, esempio di rielaborazione e riappropriazione del porno: il laboratorio di postpornografia multimediale, tentativo di svincolare la produzione erotica dalla gogna fascistoide di cui è spesso vittima.

Sarebbe come dire che tutto il mondo della prostituzione è sfruttamento… per carità, la maggior parte lo è, ma diverse rappresentanti di gruppi di prostitute sono pronte ad affermare che esistono anche donne che scelgono liberamente la professione. Il vero problema è se da una posizione morale si è disposti ad accettare che esistano donne che autodeterminano il proprio uso del corpo nelle formulazioni che a loro più aggradano. Se da un lato l’uomo machista desidera la donna-puttana, dall’altro, la donna moralista è pronta ad accettare la sconvolgente realtà che esistano delle donne a cui piace essere puttane?

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c’era una volta la Polaroid

13 marzo 2009 5 commenti

Prima che il mondo cedesse al digitale ad ogni costo, rinunciando alla tattilità e ai sapori, l’unico modo per produrre porno casalingo a basso costo e senza subire violazioni della privacy da parte degli stampatori di foto era la Polaroid.
Lo svilupparsi lento dello scatto polaroide determinava un momento magico fatto di sventolii e bambini che si accalcavano per veder comparire l’immagine fotostatica per poi strapparsela di mano in mano. Si assisteva a bocca aperta al processo chimico della creazione dell’immagine. Abbatteva i tempi di sviluppo e stampa ma allo stesso tempo imponeva un rituale di gruppo, un’attesa silenziosa e concitata definita dalla invisibile reazione di iodio e polimeri. Era già incorniciata nel suo involucro di sviluppo, come una foto marsupiale.
Tutti i professionisti dell’immagine la utilizzavano per pre-vedere lo scatto o la ripresa finale. Era già inconsapevolmente uno strumento di virtualizzazione.
Ora pare che smetteranno di produrre la pellicola istantanea, restano tutti quegli scatti che per i loro colori acidi e virati al rosso, il bordo nero come si guardasse attraverso il buco della serratura, dettano il ricordo cromatico degli anni ’70.

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il porno amatoriale non esiste

18 settembre 2007 Commenti chiusi

Dopo lunga assenza per motivi legati all'arbitraggio sportivo nipponico e allo studio matto di René Guénon, torno sputando altezzosamente sentenze, come mio costume e affermo che il genere amatoriale non può esistere per definizione.
Nella società dello spettacolo si è sempre registi e nella società del controllo si è sempre attori. Siamo sempre ripresi e pronti a riprendere, la tv ci guarda, internet ci pensa diceva quello là… e alla fine l'unico sesso davvero amatoriale era quello di papà che chiudeva la bocca a mamma per trattenerle le grida in gola. L'unico porno amatoriale della vita è l'Edipo. Se vi abbiamo partecipato è stata una fortuna. L'amatorialità postmoderna si trasforma piuttosto in pseudo-naturalezza, nella presunta naturalezza del fuori onda (ecco il florilegio di errori in tv, candid camera e puttanate varie). C'è in fondo più realismo nel realizzare la suprema fantasia dei bimbi, quel gesto che tutt* noi abbiamo compiuto: unire Barbie e Ken in una sana copula con tanto di bagno spermatico, che non in qualsiasi film che abbia come chiave di ricerca la parola "amateur". L'unica vera naturalezza è vivere ed accettare il falso, il fake, la modifica corporea, il silicone, l'aggiunta, la sovrastruttura; il mondo della technica non può che essere fake, prodotto per una vetrina videosorvegliata. Amanda Lepore è la divinità, la dea della produzione e della creazione di una nuova soggettività estetica e quindi etica.

Anche il mondo hardcore ha il suo aspetto divertente del dietro le quinte e dei vari errori e fa quasi genere a sè: bloopers porn. 

Di seguito un po' di link, come ai vecchi tempi.

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flash in vaticano

24 luglio 2007 8 commenti

C'è un che di molto complesso che mi ha sempre attratto nel flash in public. E' un evento fulminante nella sua rapidità. Non può essere scoperto, se lo fosse non sembrerebbe vero. Ma lo scatto fotografico lo sospende e gli dà un'aura di possibilità. Il luogo può essere qualsiasi, purchè pubblico, frequentato. Ideale la piazza, meglio il supermercato, divino nella Città del Vaticano.

flash in vaticano

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mostrare le sise a new york

23 marzo 2007 6 commenti

"In città la nudità ha un significato forte, in natura, semplicemente esiste" Mason Cooley, City Aphorisms

Segnalo la galleria fotografica di Jordan Matter e un altro sito a tema: TERA, ovvero l'associazione canadese che si batte per il diritto per tutt* di stare in topless e aiuta le donne che incontrano difficoltà nel mostrarsi pubblicamente in topless.

Approfondimenty:

–> public nudity su wikipedia

–> body freedom 

–> flash in public

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