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Posts Tagged ‘politics’

il 99% degli estintori serve a spegnere fiamme

24 ottobre 2011 5 commenti

La dittatura consiste nel modo in cui la democrazia è usata e non nella sua abolizione.
Rosa Luxembourg

pesanti paralleli
Voglio cominciare dalla parte più difficile, la più delicata. Un parallelo: due ragazzi, stessa situazione, medesimo gesto, esiti differenti, sono Carlo Giuliani e Fabrizio Filippi, noto alle cronache come Er Pelliccia. Solo chi conosce(va) bene entrambi ha diritto di parlare con cognizione di causa; non posso quindi che limitarmi ad introdurre un dubbio e lasciarlo sospeso sul baratro della storia. Giuliani è stato ucciso, non sappiamo cosa avrebbe detto se fosse stato arrestato, non ha nemmeno senso ipotizzare. Filippi invece qualche parola l’ha detta, e ha messo insieme idiozia e banalità prepuberali. I due ragazzi sono stati giudicati in base alle conseguenze del loro gesto. Da un lato la morte causata da una reazione vile e sproporzionata di violenza, dall’altra la commiserazione di un ragazzetto forse esaltato, sicuramente povero di coscienza politica.
Non è da escludere, e lo voglio dire con la massima cautela, che gli indignati e i mass media tutti avrebbero emesso la medesima sentenza nei confronti di Giuliani se non fosse stato reso silenzioso cadavere da una pallottola di stato.

numerologia
Non ho mai nutrito simpatia per gli Indignados, non solo perché non mi ha mai convinto il pamphlet di Hessel da cui traggono il nome (e lo scrissi in tempi non sospetti), quanto per il fatto che rappresentano un movimento che manca di capacità analitica dei fatti. La dimostrazione va ricercata nella giornata del 15 ottobre. L’indignazione non può più bastare, presto non basterà; di certo trascina con sé il semplice stupore morale. Al movimento a quanto pare è sufficiente l’indignazione fine a se stessa, il broncetto delle anime belle della sinistra. Prosegui la lettura…

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V for Vagina

24 gennaio 2011 12 commenti

Il fascismo è stato qualcosa di più, è stato l’autobiografia della nazione. Una nazione che crede alla collaborazione delle classi; che rinuncia per pigrizia alla lotta politica, è una nazione che vale poco.

Pietro Gobetti, Elogio della ghigliottina, 1922

Marco Tonus V for VaginaVagine

Ci sono una serie di cose che non mi hanno mai permesso di vedere chiaro in questo puttanaio. Com’era? Il saggio indica la luna e lo stolto guarda il dito. Stessa cosa. I media rappresentano lo spettacolino hardcore del potere e noi guardiamo le fiche che si dimenano. Guardiamo i grovigli dei corpi ma non  guardiamo tra i corpi. Giovani con anziani, belle con brutti, nani con ballerine, poveracce con ricchi sfondati. Si indaga l’aspetto ludico-voyeuristico o quello penale per far cadere un re nano già nudo. Tra l’altro la modalità di attacco giustizialista si configura come un patetico tentativo di dimostrare demagogicamente che il legislatore non è al di sopra della legge, il contrario viene invece costantemente ribadito dal potere autoritario che ci governa e il re si conferma al di sopra del diritto.

Eppure c’è qualcos’altro. Ci sono i motivi di una nuova egemonia culturale. I più attenti analisti del lessico politico, penso a Carofiglio, hanno vivisezionato e palesato la virata che il berlusconismo ha dato al significato di parole come POPOLO, LIBERTA’, DEMOCRAZIA. Appropriarsi di un lessico e mutarne significato equivale a cambiare la realtà delle cose. Significa che cambia il Reale della politica e la Simbologia che afferisce a questo Reale, quindi cambiano e si manipolano le coscienze delle persone.

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la governatrice che mi scoperei

7 ottobre 2008 6 commenti

Il caso Sarah Palin è sicuramente un interessante caso di studio politico.
In questi giorni la stampa statunitense non fa che parlare della carica sessuale incarnata dalla governatrice dell’Alaska, "la donna che ogni uomo desidera", nonché modello per molte donne cerebrolese. C’è di che riflettere. Mi sembra di ricordare che ai tempi del Partito dell’Amore di Moana Pozzi e Cicciolina, si parlava di tette esibite ma non certo di "carica sessuale".
La scelta dei repubblicani di candidare una donna è stata sicuramente spiazzante e sicuramente più coraggiosa di quella fatta dal poco black (power) Obama. Il punto focale però è che non si tratta di una scelta di gender quanto di una scelta di sesso. Lo spiega bene un simpatico articolo apparso su The Nation (tradotto e pubblicato da Internazionale), da cui rubo alla grande, e soprattutto lo spiega sinteticamente alla perfezione uno degli slogan impressi sulle spillette di alcuni sostenitori della Palin: "You go, GILF".
MILF è l’acronimo di Mother I’d Like to Fuck e identifica il genere porno delle "cinquantenni" porche. GILF diventa Governor I’d Like To Fuck (esiste anche la vera versione internet di Grandmother I’d Like…). Ora, non pretendo di aver ragione, ma credo che la mangia hamburger d’alce, che si fregia di essere per l’interpretazione letterale delle sacre scritture, sia quanto meno un’ottima metafora del perché la destra stravince ovunque.
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vogliamo i colonnelli

4 agosto 2008 1 commento

Passando dal Nicaragua al Costa Rica si ha la netta impressione di passare da un paese che fatica ad arrivare a fine settimana ad una sorta di isola svizzero-statunitense. Il Costa Rica è un paese di bengodi tutto suv e fastfood. La gente, certo tra mille contraddizioni (anche lì esiste la povertà), se la passa meglio che altrove. E il motivo è uno solo: è l’unico paese del continente americano ad aver rinunciato, ormai da mezzo secolo, all’esercito. E quello che per tutti i paesi è un pozzo nero di investimenti è stato canalizzato altrove con due enormi vantaggi: la stabilità politica (non essendoci militari sono improbabili i colpi di stato) e una maggiore redistribuzione delle entrate.
Non occorre essere genii dell’economia politica per capire questi banali meccanismi. Una maggiore ricchezza e tranquillità sociale equivale ad una diminuzione della delinquenza.
In Italia, vera repubblica delle banane, funziona tutto al contrario e secondo modello statunitense, imposto assieme al piano Marshall. Nessuna garanzia sociale, aumento della criminalità nelle fasce più indigenti, aumento della repressione, necessità di forze di polizia ed esercito.
Riassunto in due termini: POLITICA SECURITARIA, ovvero induzione di un senso di insicurezza sociale da addebitarsi a chi non appartenga alla classe medio e medio-alta. La realtà, dati alla mano, è che è più probabile morire sul luogo di lavoro che non per strada, ma non è quello che si vuole trasmettere. Ora, sono pochi ormai a stupirsi e questo è indice di quanto ci abbiano lobotomizzati, ma fino a qualche decennio fa qualcuno avrebbe urlato al “colpo di stato” trovandosi l’esercito per strada. Personalmente mi pare che sia tutto secondo gli schemi eversivi della P2, mancano i carriarmati, ma sono certo che prima o poi faranno in modo che si senta la necessità dei cingolati a pattugliare le strade dopo il crepuscolo.

I remissivi ad accettare le divise tra le vie cittadine vengono bombardati massivamente con immagini da regime di teneri soldati in giovane età, poliziotti di quartiere che danno indicazioni stradali, e le belle soldatesse nostrane. E’ così. Le missioni all’estero sono sempre missioni “umanitarie”, anche quando si spara e si stupra in nome della “democrazia”, e tra qualche tempo sarà come in Palestina, dove l’esercito sionista è da anni un esercito di occupazione; ma glamour, si punta a renderlo gradevole, accettato, bello. Perchè bello, nella società occidentale trionfo del platonismo giudaico-cristiano, equivale a buono. E quindi si punta sull’aspetto disarmato del soldato, le soldatesse veline di Rachel Papo sono delle lolita supersexy dai lesboammiccamenti. Molto fighe, sempre con un dito sul grilletto (quello dell’M-16 però), pronte ad uccidere con mandato di stato.

–> film consigliato: arrivano i colonnelli

–> le foto sono di Rachel Papo

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90° anniversario della rivoluzione russa

7 novembre 2007 4 commenti
luba
 

quest’estate me ne vado al Jesus Camp

22 maggio 2007 9 commenti

Poco mi stupisce il video della BBC sugli scandali sessuali perpetrati e coperti dal Vaticano. Oltre il fatto che il video girava già da diversi mesi prima che lo "scoprisse" Repubblica, non dovrebbe minimamente essere d'imbarazzo il sottobosco di commercio sessuale che vede come primi attori i clerici di ogni levatura. Da una istituzione che ha protetto i criminali nazisti e appoggiato le peggiori dittature del pianeta e che impone il voto di castità ai propri appartenenti, chiudendo però un occhio quando mettono le mani sui parrocchiani, giovani e non, non c'è proprio nulla di cui meravigliarsi.

nazi preti

E' preferibile invece spostare l'attenzione su un altro documentario di tutto rispetto, candidato all'Academy Award 2007, vincitore del Tribeca Film Festival: Jesus Camp.
In Jesus Camp si abbandona lo stupore per l'istituzione totale vaticana in favore di un realismo che mette sotto la lente d'ingrandimento il fenomeno delle comunità cristiano-evangeliche statunitensi, delle loro tecniche di lavaggio del cervello ("mi piace evangelizzare quando sono al bowling" dice la bambina di otto anni) e infiltrazione nei più alti livelli della gerarchia politica del paese più potente del mondo. 80 milioni di fanatici in grado di spostare l'asse elettorale in senso fortemente conservatore (Bush, giudici della Corte Suprema, etc…). 80 milioni di elettori convinti che sia in atto una guerra di civiltà con un Islam che non si fa remore ad addestrare i propri figli… e loro di conseguenza.  Istruiscono le nuove leve privatamente a casa insegnando loro che non discendiamo da scimmie ma siamo frutto della diretta creazione divina (Creazionismo VS Evoluzionismo), convinti che la scuola pubblica sia im mano a comunisti senza dio. Insomma, uno sguardo lucido sul futuro degli Stati Uniti e quindi della geopolitica mondiale attraverso il luccichio delle spade alzate del fondamentalismo cristiano, la naturale libidine dei preti è davvero molto poco a confronto.

–> download Jesus Camp (torrent) 

–> intervista alle registe 

–> sito ufficiale del film 

–> recensione tekfestival 

–> recensione su jesusfreaks 

bin laden goes porn!

27 novembre 2006 3 commenti

Nell'ormai sempre più ampio panorama del warporn si afferma sempre con sempre maggior insistenza l'immaginario pornomusulmano. La lettura di questo fenomeno secondo un'ottica post Abu Ghraib diventa quanto mai chiara.

Un articolo indaga con una certa profondità sull'utilizzo propagandistico-politico del medium pornografico nei confronti del mondo musulmano. La nudità a tema arabo viene oggi enfatizzata, ed etichettata ad hoc sottolineandone la componente religiosa, componente che, fino a pochi anni fa non veniva presa in considerazione. Delle regole del mondo musulmano si sa abbastanza, se ne discute e fanno scalpore soprattutto i veli. Dice la Sura 33: "Oh Profeta! Dì alle tue spose e alle tue figlie e alle donne dei credenti che si ricoprano dei loro mantelli, questo sarà più atto a distinguerle dalle altre e a che non vengano offese …" (Cor. sura XXXIII, 59). Le donne fedeli all'islam si velano, per violarle occorre dunque svelarle a chi famigliare non è, mostrarle secondo una sorta di stupro culturale. Lo hijab viene così eroticizzato dallo sguardo bavoso dell'occidente.
Se nei primi anni  '90  si  nascondevano le radici arabe delle starlet del porno (Tabatha Cash, ad esempio), oggi si punta ad esaltarle al massimo grado. Addirittura è documentato come a partire dal 2000 i produttori porno Israeliani abbiano arruolato manovalanza dai lineamenti arabeggianti per girare film destinati al mercato interno. Nel 2003, SexStyle, la più grande casa di pornoproduzione israeliana, ha rilasciato il primo porno dedicato alla comunità arabo-israeliana. Come riporta Joshua Cohen nell'articolo The Chosen Peephole: Jews can do Porn just as badly as Everyone Else, pubblicato nel luglio 2006, dietro molti siti porno finalizzati alla raccolta di materiale "musulmano", si nasconderebbe la CIA: “angry-white-man-on-Muslim-woman material has proliferated since the first Gulf War.” Perchè? Il motivo è duplice. Da un lato è invalso dal XX secolo l'utilizzo della pornografia come arma psicologica di massa per colpire il nemico. Non a caso si parla di "scontro di civiltà" (tra una civiltà ipocritamente "liberata" nei costumi e la domenica tutti a messa e una costretta al medioevo culturale islamico?) e non a caso in un episodio di documentato di cracking, un sito di hamas è stato farcito di materiale pornografico, come se, ad un tratto, ci ritrovassimo tutti a dare un valore burlesco al porno, se utilizzato per brutalizzare una cultura considerata barbara e nemica.
Dall'altro lato scatta quel meccanisco ben descritto da Slavoj Zizek in cui si obbliga il mondo musulmano, il nostro "altro", a passare attraverso i propri riti brutalizzanti per riuscire a fagocitarlo culturalmente e quindi annichilirlo, soddisfando, nella nostra inconscia economia libidica, la nostra invidia per quel "nonsoche" di godimento che il mondo arabo ci sottrae, l'object petit a di cui parla Lacan. Non a caso il genere porno beurette, l'araba musulmana che scopre  il proprio corpo e lo svende all'occidente che in qualche modo la libera dalle costrizioni dei costumi dei padri, si sviluppa nella Francia della polemica sul velo, nella Francia delle banlieu in fiamme, di quella difficile integrazione social-culturale dovuta ad un imperialismo, prima sul suolo d'Africa e poi sulla cultura. Quello che era – ed è – l'Ebreo, che è stato il Sovietico, oggi è rappresentato dall'Arabo, un nemico che ci sottrae del godimento (denaro, donne, lavoro, libertà). In questo senso l'esperienza di Abu Ghraib è una sorta di rito cui "l'altro" di turno viene sottoposto per farlo partecipare all'oscenità della propria società. Il primo gradino è la brutalizzazione animal-sessuale, il secondo sarebbe riempirgli la bocca di hamburger. Questo è il lato osceno della società occidentale.

 

–> beurette rebelle (arabe ribelli)

–> erotic muslims

–> film scaricabile, burka porn

–> elenco film genere beurette 

–> arab street hookers

 

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