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Posts Tagged ‘fetish’

these americans

1 marzo 2012 Commenti chiusi

elogio del culo rosso

6 ottobre 2011 1 commento

Cosa lega la sculacciata al sesso? Perché lo spanking è divenuto un’articolazione della sottocultura SM?
Perché la cosiddetta disciplina vittoriana è una forma di potere?

La zoologia, in particolare la primatologia, fornisce le risposte corrette. Nei documentari si sente spesso parlare delle attitudini sessuali delle scimmie antropomorfe. Nei gruppi di primati più vicini all’uomo (quindi orangutan, gorilla, scimpanzé, bonobo) viene utilizzata l’attività sessuale per “abbassare” il livello di stress; purtroppo lo stesso non accade anche nei gruppi umani. Spesso si sente anche parlare di attitudini omosessuali tra le scimmie antropomorfe.
Vediamo di chiarire quello che nei documentari viene raccontato in modo eccessivamente sbrigativo. In tutte le specie animali viene attuata la remotivazione, tale comportamento ha lo scopo di abbassare l’aggressività di un consimile mettendo in moto atteggiamenti di diversa natura: epimeletici (di accudimento) e sessuali per la gran parte. Ogni giorno senza accorgercene mettiamo in essere attitudini remotivanti di questo tipo nei momenti di difficoltà relazionale.
Tornando alle scimmie, di fronte ad un soggetto aggressivo spesso vengono assunte caratteristiche di profferta sessuale per disincentivare l’aggressività di un dominante. Quasi sempre funziona. Ovviamente lo fanno anche i soggetti maschi, offrendo le terga, come i conspecifici di sesso femminile. E’ questo, l’atteggiamento remotivante, che spiega il “sesso ricreativo” e l’omosessualità dei primati. Ovviamente è insito in questi differenti ruoli una differenza di potere nella scala sociale del gruppo. Chi si concede, viene sottomesso sessualmente e quindi socialmente.

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tinsel teeth

1 ottobre 2010 5 commenti

grazie ad un valido blog di immagini, scoptophilia, ho scoperto i miei nuovi idoli la mia nuova regina nel panorama noise.

video da guardare… fino al quinto minuto


–> immagini da scoptophilia e da last.fm
–> album pink eye, scaricabile

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intervallo

29 luglio 2010 Commenti chiusi
intervallo CLASSICO, intervallo MODERNO:
 
 
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distaccamento

22 aprile 2010 3 commenti

La giustapposizione di estasi e razionalità si traduce nel distaccamento… e si sappia che scrivo questo post solo per togliermi lo sfizio di iniziare una frase con la pomposa parola "giustapposizione". Ho realizzato un sogno linguistico. Grazie.

Il distaccamento (uso distaccamento per tradurre fedelmente detachment) è lo sguardo perso di un* slave che ha subito mezz’ora di fistfucking. Non può essere altrimenti. Lo stesso sguardo non si rileva sul volto di un monaco zen in meditazione. Non è lo stesso distacco, è diverso. Il distaccamento spirituale è sopravvalutato, è noioso, è facile. Puzza di menefreghismo ed esclusione. Esclude la materialità, i legami, le sensazioni, la fisicità in senso generale. Si eleva dimenticando come sia bassa la terra, per citare mio nonno (terza elementare, mente eccelsa); mentre bisogna sempre rimanere fedeli alla terra.
Il distaccamento di cui parlo è la ragione che interviene immediatamente dopo il momento estatico, ha il sapore hegeliano del "superamento", non dimentica nulla, trasforma, trattiene, porta con sè. Ricorda. E’ il rapimento. E’ il perdersi nella città di cui parlava Benjamin, il non ritrovare coordinate note mantenedosi però sempre all’interno di un sistema materiale. Si sa da dove si è partiti, si sa dove si è, si ignora come ci si è arrivati.
Il distaccamento è una sospensione razionale dell’estasi, trattiene il sospiro dell’anima razionale: è l’asphyxophilia del sistema dopaminergico mesolimbico. Ok, ho esagerato. E’ estraniamento. Presto o tardi tornerà all’unico godimento mistico, quello della carne. Presto o tardi riaprirà la diga che trattiene la dopamina e si tornerà ad essere marionette in preda ai meccanismi biochimici. Ma prima del crollo gli occhi sono sbarrati e il cervello si dedica ad altro nel superamento temporaneo delle fatiche, della gravità e degli attriti del corpo.

sandra torralba

–> sandra torralba: estranged sex

–> riichi yamagichi: a sense of detachment

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secondo omaggio all’ibridazione

10 febbraio 2009 4 commenti
sean fader
 
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donne con la pistola

5 gennaio 2009 5 commenti

L’estetica è etica. Partiamo da questo dogma e dall’assunto che Tsahal è pieno di figa.

Il discorso era cominciato qualche post fa e ora vorrei contestualizzarlo al massacro palestinese in corso. Il mio stupore (oltre che dal sincronismo con Fulvio Abbate) deriva dal fatto che tra le persone che comandano le operazioni militari ci sia una donna, Tzipi Livni. Sarà che sono cresciuto intellettualmente accanto ad alcune professoresse femministe che mi avevano convinto che le donne non fanno la guerra proprio per la peculiare caratteristica di generare la vita e quindi sulla visione del mondo che ne deriva. Ho quindi pensato, giustamente, che Margaret Thatcher e Condoleeza Rice fossero uomini più o meno ben conciati (o al massimo automi umanoidi), ho tralasciato la Palin e sono saltato alla ministra degli esteri israeliana e alle sue machiste esternazioni e ho cominciato ad ingrassare i miei dubbi su grossa parte dell’ideologia femminista e del fatto che le donne sarebbero “biologicamente” distanti dalla guerra.

Ho sempre coltivato il banalissimo fetish della donna in divisa per poi avere conati di vomito dettati forse da residui di odio di classe (si scusi la parolaccia vetero) qualora me le fossi trovate davanti. Questo perché un conto è il desiderio e la fantasia, un altro conto è il deserto del Reale. Non a caso diverse donne nutrono fantasie di violenza e/o stupro ma nessuna di loro vorrebbe, ovviamente, trovarsi in una simile situazione. Addirittura il fatto stesso di scoprire che una donna possa fantasticare sulla violenza su di sè è, per il partner, destabilizzante. L’immaginario poi di chicks & guns è sempre esistito negli Stati Uniti con svariaterrime riviste dedicate, ma la donna non compare come soggetto agente di violenza (militare); piuttosto viene rappresentata, eredità delle pin-up dell’ultima guerra mondiale, come oggetto portatore ed espositore di armi, poppe o fucili che dir si voglia. Nell’estetica del guerrigliero (come nella propaganda sovietica) la donna in armi è un soggetto combattente parificato all’uomo combattente (il genere viene sospeso dalla divisa e sottomesso al grado militare), quindi non è tanto vettore di desiderio machista quanto rappresentazione idealistica della comunanza di intenti. L’arma nelle mani di una donna rivoluzionaria è un mezzo, non un simbolo fallico che, nell’ottica della castrazione maschile, la completi. L’estetica islamica invece veicola l’elemento culturale musulmano desessualizzato e quindi sessista (peccato, perché il burka abbassa molto) e quindi la donna prende le armi a difesa dello status quo, contro un aggressore culturale, non con modalità di emancipazione; diventa dunque totalmente oggetto di conformazione dell’ordine di dominio maschile.

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vogliamo i colonnelli

4 agosto 2008 1 commento

Passando dal Nicaragua al Costa Rica si ha la netta impressione di passare da un paese che fatica ad arrivare a fine settimana ad una sorta di isola svizzero-statunitense. Il Costa Rica è un paese di bengodi tutto suv e fastfood. La gente, certo tra mille contraddizioni (anche lì esiste la povertà), se la passa meglio che altrove. E il motivo è uno solo: è l’unico paese del continente americano ad aver rinunciato, ormai da mezzo secolo, all’esercito. E quello che per tutti i paesi è un pozzo nero di investimenti è stato canalizzato altrove con due enormi vantaggi: la stabilità politica (non essendoci militari sono improbabili i colpi di stato) e una maggiore redistribuzione delle entrate.
Non occorre essere genii dell’economia politica per capire questi banali meccanismi. Una maggiore ricchezza e tranquillità sociale equivale ad una diminuzione della delinquenza.
In Italia, vera repubblica delle banane, funziona tutto al contrario e secondo modello statunitense, imposto assieme al piano Marshall. Nessuna garanzia sociale, aumento della criminalità nelle fasce più indigenti, aumento della repressione, necessità di forze di polizia ed esercito.
Riassunto in due termini: POLITICA SECURITARIA, ovvero induzione di un senso di insicurezza sociale da addebitarsi a chi non appartenga alla classe medio e medio-alta. La realtà, dati alla mano, è che è più probabile morire sul luogo di lavoro che non per strada, ma non è quello che si vuole trasmettere. Ora, sono pochi ormai a stupirsi e questo è indice di quanto ci abbiano lobotomizzati, ma fino a qualche decennio fa qualcuno avrebbe urlato al “colpo di stato” trovandosi l’esercito per strada. Personalmente mi pare che sia tutto secondo gli schemi eversivi della P2, mancano i carriarmati, ma sono certo che prima o poi faranno in modo che si senta la necessità dei cingolati a pattugliare le strade dopo il crepuscolo.

I remissivi ad accettare le divise tra le vie cittadine vengono bombardati massivamente con immagini da regime di teneri soldati in giovane età, poliziotti di quartiere che danno indicazioni stradali, e le belle soldatesse nostrane. E’ così. Le missioni all’estero sono sempre missioni “umanitarie”, anche quando si spara e si stupra in nome della “democrazia”, e tra qualche tempo sarà come in Palestina, dove l’esercito sionista è da anni un esercito di occupazione; ma glamour, si punta a renderlo gradevole, accettato, bello. Perchè bello, nella società occidentale trionfo del platonismo giudaico-cristiano, equivale a buono. E quindi si punta sull’aspetto disarmato del soldato, le soldatesse veline di Rachel Papo sono delle lolita supersexy dai lesboammiccamenti. Molto fighe, sempre con un dito sul grilletto (quello dell’M-16 però), pronte ad uccidere con mandato di stato.

–> film consigliato: arrivano i colonnelli

–> le foto sono di Rachel Papo

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riscoprire le radici

23 aprile 2008 6 commenti

In questa nuova fase della renaissance fascio-leghista non si fa che parlare di sicurezza e riscoperta delle radici (come ben sottolinea – localisticamente – lombroso). Il che mi fa pensare solamente al sadomasochismo e al figging, come unica divertente attività di recupero di antiche radici, da proporre ai chini abitanti nordici di questa moralista italietta.
Lo zenzero è una radice proveniente dall’estremo oriente e già questo potrebbe essere un freno agli autarchici… confidando però nel fatto che anche i leghisti mangiano cibi a base di grano saraceno, spezie, patate e altre delizie mai cresciute in europa ma ormai di consumo quotidiano, consiglio questo sito che dà indicazioni di come tramutare, secondo usi vittoriani, una radice in un oggetto di focoso piacere.
La singolarità dello zenzero infatti è che stimola la circolazione periferica… e brucia, brucia molto di più che sbiancarsi l’ano con la candeggina per fini estetici. In questi tempi cupi occorre dedicarsi maggiormente al proprio orto e alla riscoperta delle radici.

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a scuola di fisting

11 febbraio 2008 11 commenti

"Non c’è niente di più sexy di far sentire il tu* amante come Kermit".

E’ il simpatico sottotitolo di un post apparso su SugarBank che rimanda al video originale in questione: Princess Donna ci insegna come eseguire un bel fisting.
Il fisting per molti aspetti è ancora un tabù, ma provarlo crea una buona complicità per il semplice fatto che occorre molta cautela ed "ascolto" da parte di chi lo esegue. Dopo un fisting ben riuscito, chi lo riceve per la prima volta, si stupisce sempre, incredul* della propria capacità di dilatarsi… ma il corpo umano sa essere molto elastico. Nel caso femminile poi, si può giungere a quello che viene definito orgasmo cervicale, come ci spiega una delle prime attrici che sdoganarono il fistfuck, Annie Sprinkle, ovviamente.
E’ una questione di allenamento e dedizione… 

 –> video scaricabile

 

 

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