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Archivio per la categoria ‘fluidi’

“Bacio tra donne come fare pipì in strada”

13 febbraio 2012 Commenti chiusi

ovvero il senso di Giovanardi per il pissing

…beh, si trova sempre qualcun* che apprezza!

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blasfemia blasfemia canaglia

14 luglio 2011 Commenti chiusi

necessità di stato

26 gennaio 2011 6 commenti

da piccol* ti dicono “quando hai paura del professore, immaginalo nudo, sul water”. Mi si diceva anche “pure il Papa se lo prende in mano.”

poi si cresce… “e se ti fa paura il poliziotto?” dev’essersi chiesto Narcel Walldorf, artista di Dresda. E in Germania scoppia lo scandalo della sbirra in antisommossa che la fa tutta per strada, candida come una bambina. Il potere repressivo che cede alla necessità fisiologica. L’urina come la morte, la grande livellatrice.

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la sbirciatina

16 dicembre 2010 3 commenti

astenersi nevrotici della vagina dentata

–> altro bel video

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carne erotica

1 dicembre 2010 3 commenti

–> luca rubbi

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ermeneutica della secrezione

6 giugno 2008 2 commenti

Secernere, secrezioni. Cose che vanno tenute segrete, secrete. Solitamente, nell’abisso dell’a-politica in cui stiamo precipitando, non c’è nulla di più politico del mostrare ciò che per qualche motivo viene tenuto nascosto. Disvelare il secreto. Sicuramente era questo l’intento di Diogene, filosofo masturbatore, che pubblicamente disperdeva il suo seme amando se stesso. Si è già fatto riferimento all’onanismo del Cinico come atto politico e si farà, forse in futuro, riferimento alla portata politica del mostro (e quasi sempre i mostri secernono). Un trait d’union che lega il secernere con il mostrare: la politica.
Non c’è secrezione che non vada secretata, e non c’è mostro che, per esser tale, non vada mostrato. Se la giustificazione trova solido terreno nelle molteplici questioni sanitarie, il mostrarlo mediaticamente si tramuta piuttosto in provocazione, perversione, arte. Che poi sono la stessa cosa agli occhi del moralista.
Educati allo schifo della secrezione (in quanto generalmente associata alla dimensione escrementizia di tutto ciò che viene rigettato dalla forma di vita – sempre da cernere, separare) si viene sovente colpiti da tutto ciò che richiama fluidi organici. La nascita del disgusto. Eppure i bambini, quelli non educati al tabù, giocano allegramente con tutto ciò che è secrezione come fossero scarabei stercolai. Poi interviene il dito ammonitore a distinguere il fasto dal nefasto e l’etica detta l’estetica.

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da Abramo al bukkake

11 luglio 2007 4 commenti

A volte i post non arrivano semplicemente perché si è presi dal lavoro. Altre volte volte è meglio tacere e non postare nulla, limitando l’entropia dei database di noblogs, già messi a dura prova in questi giorni. Oggi però sono in vena di esternare banali considerazioni. E fare dell’autobiografismo spicciolo dimostrando che i blog fanno davvero cagare e che basta mettere un titolo che tira perchè tutti ci clicchino.
Visto che fin dalla mia più tenera età l’onnipresenza dei tabù sessuali mi spingeva ad occuparmi di qualsiasi cosa trattasse dell’argomento fica, sono sempre stato attratto anche dai nomi che gravitano attorno al sistema sesso.
Uno tra tutti: labbra, della vagina ovviamente. Cioè, se non avessero un rapporto diretto con le altre labbra, quelle della bocca, perché chiamarle così – si chiedeva il bambino fastidio – ? E ho quindi iniziato a suggere e leccare passere (saltuariamente peraltro – senza falsa modestia) delle malcapitate che si prestavano al cunnilincto, folgorato ormai dalla assoluta chiarezza del concetto di “rapporto orale”; che, almeno dal lato maschile (o saffico per par condicio) è l’esatto incontro tra due bocche, con le loro labbra, gli umori secreti, i suoni, gli odori.
Si unisce a questo quella dimensione fantasmatico-voyeuristica che spinge ogni raggazzino sano al desiderio di possedere quei magici occhialini a raggi X (pubblicizzati in ogni rivista nel ventennio ’70-’80) che avrebbero finalmente permesso di vedere sotto quegli ignobili vestiti anni ’80 e di associare finalmente un viso ad una vagina dando così credito alle più moderne teorie della fisiognomica machista di cui mi sento nobile esponente… perchè in fondo ogni cazzo assomiglia al suo portatore e non vedo perché le vagine non debbano avere una loro personalità, oltreché un’intimità, (e non parlo delle tette perché dovrebbero aumentarmi lo spazio su disco per starci dentro!) esattamente come ogni cane assomiglia al suo padrone. Ecco il perchè delle immagini di questo post, oltre il fatto che coltivo un’insana passione per i parallelismi, i paralogismi e i paralipomeni.
Di figa se ne vede fin troppa su internet, tanto che quasi quasi (QUASI!) perde di senso (qualità-quantità-qualità… quelle cose lì che si imparano alla scuola hegelo-marxista); ecco perchè volevo contestualizzarla assieme alla sua controparte linguistica in un rapporto che più che sessuale è sintattico. LABIA sia, dunque. Le femministe non me ne vogliano, si tratta solo di un “sapere situato” di un maschio occidentale eterosessuale, giusto per tirare in ballo Donna Haraway, un esercizio di amore e devozione per la fisicità femminile.

Disclaimer: non voglio che qui si tiri in ballo quel libro di merda che va sotto il titolo “i monologhi della vagina”, quindi astenersi dal benché minimo accenno nei commenti, grazie.
Si parli piuttosto di qualcosa di più raffinato ed esoterico: la Kabbalah (srotolata con le dovute pinze visto che non ne sono attento studioso). Nel misticismo ebraico, con particolare riferimento all’albero della vita – già presente nel giardino dell’Eden, cfr. Genesi 2:6 è lo stesso albero da cui dondola l’Appeso, il XII arcano maggiore dei Tarocchi – si delinea una fondamentale differenza con il cristianesmo che vede in ogni secrezione l’emanazione negativa di una marcescenza interiore segno evidente e marchiante del peccato cui deve far capo una meticolosa purificazione. Devo l’imput-pluto-giudaico-massonico alla seguente frase, buttata lì, da Zizek in un suo libro:

“La spaccatura fra i testi “ufficiali” della Legge, con il loro carattere legale, asessuato e astratto (la Torah – l’Antico Testamento – Mishna – la formulazione delle Leggi – il Talmud – il commentario delle Leggi – tutti considerati parte della divina Rivelazione sul monte Sinai) e la Kabbalah (questo insieme di oscure intuizioni sessualizzate che devono essere tenute segrete – si pensi al noto passo riguardante le secrezioni vaginali) non crea all’interno del giudaismo la tensione fra la pura Legge simbolica e il suo supplemento superegoico, la segreta conoscenza iniziatica? La domanda cruciale è: qual è, di preciso, lo status della Kabbalah all’interno della religione ebraica?”

Se nel cristianesimo lo sperma non indirizzato all’ovulo con buona mira riproduttiva, imbratta e rende impuro ogni elemento (e tralasciamo le mestruazioni!), nella kabbalah è decritta la cena sacra, in cui ci si delizia delle essenze fluide del maschio e della femmina; mischiandole si ottiene un elisir che conferisce una magica potenza a chi vi intinga le labbra (!) ed è la pietra angolare della saggezza. Le liquide emanazioni femminili sono chiamate Kala. In sanscrito significa stella e anche profumo. Il kala varia durante i 28 giorni di ciclo lunar-mestruale e contribuisce (tanto quanto le variazioni del fluido maschile) a mutare il sapore dell’elisir, che raggiunge il massimo della sua efficacia quando il suo gusto si avvicina a quello del miglior miele. Si dice essere l’equivalente umano più vicino alle emanazioni che passano da un’entità (Sefirot) all’altra dell’albero della vita durante il suo processo creativo. Questo ha una particolare rilevanza considerando il quattordicesimo ramo dell’albero; esso unisce Chokhmah (la Sapienza) e Binah (l’Intelligenza), l’asse principale su cui si regge l’universo (si veda l’immagine per capire).

Nel bel film La commedia di dio di João César Monteiro, il gelataio “impreziosisce” il suo gelato mettendo a bagno delle giovani fanciulle nel latte assieme ai loro umori.

Quindi di “Abramo” se n’è parlato… ora tocca al bukkake.

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psychopathia sexualis IV – urolagnia

4 giugno 2007 Commenti chiusi

molly peeingBere urina non fa certo male. Anzi, per molti è un'ottima terapia (pare anche preventiva contro il cancro) e ne consigliano il consumo quotidiano. Guardando alla composizione chimica è come bere gatorade autoprodotto. Se poi è della pipì di maometto che si tratta, allora della sua purezza e bontà è stata recentemente data garanzia dal gran muftì d'Egitto in persona. La stessa Bibbia, Libro dei Profeti 5:15, raccomanda: "Bevete l’acqua dalla vostra stessa cisterna, l’acqua che scaturisce dal vostro stesso pozzo". C'è poi tutta la dimensione ludica che non sto qui ad affrontare visto che il web ne è pieno, dalla pioggia dorata al giapponesissimo omorashi.
Tra i bei ricordi d'infanzia rimane incastonata nel diadema delle mie pervertite rimembranze la pietra miliare delle rockbitch (link al video in fondo al post) che fanno dei sani gargarismi di piscio e poi sputano l'urina sul pubblico. Non esiste miglior modo per trasmettere il proprio calore interiore alle persone che si amano.

caso 161
X., ventiquattro anni russo, impiegato, di madre nevropatica e padre psicopatico. E' intelligente, di delicato sentire, costituzione normale, aspetto gradevole e maniere cortesi; non ha sofferto malattie gravi. Afferma di essere nervoso fin dall'infanzia: come la madre, ha l'occhio nevropatico e risente, da qualche tempo, disturbi cerebroastenici. Si lamenta amaramente della perversione della propria sessualità, che lo spinge sempre alla disperazione, gli toglie ogni stima di sé e potrebbe indurlo al suicidio.
L'incubo, che pesa su di lui e lo tormenta con una certa regolarità  ogni quattro settimane, sarebbe un desiderio contro natura di farsi mingere in bocca da una donna. Interrogato sull'origine di tale perversione, comunicò i fatti seguenti, interessanti per l'importanza che hanno dal punto di vista patogenetico. Quando aveva sei anni, stando a scuola in una classe mista, gli avvenne di passare una mano sotto al podice di una bambina seduta accanto a lui: egli ne risentì una sensazione gradevolissima e ripeté all'occasione l'atto medesimo con ugual risultato. Il ricordo di situazioni gradevoli di tal genere ebbe da allora una parte preminente nelle sue fantasie. Prosegui la lettura…

latte, il fluido sensuale

3 maggio 2007 4 commenti

Uno degli elementi in comune a tutti i mammiferi è la ghiandola mammaria dalla quale i cuccioli traggono il sostentamento vitale, salvo surrogati, fino allo svezzamento.
Latte, di questo di tratta: l'unico cibo autoprodotto, fondamentale, ricco di tutto quello che un mammifero necessita nei primi mesi di vita. Prodotto solo dalle femmine, come la mestruazione (e sempre di fluidi si sta parlando), legato al ciclo della riproduzione, il latte, secreto dalla mammella, rappresenta il legame immancabile con la madre dopo che il cordone ombelicale è stato reciso. "Ovunque sono macchine, per niente metaforicamente: macchine di macchine, coi loro accoppiamenti, colle loro connessioni. Una macchina-organo è innestata su una macchina-sorgente: l'una emette un flusso che l'altra interrompe. Il seno è una macchina che produce latte, e la bocca una macchina accoppiata con quella."*
Rimane quindi impresso per sempre nell'inconscio (collettivo) come simbolo di maternità, fertilità, nutrimento, crescita, lattanza. La prima macchina binaria sociale: la bocca desiderante del poppante e la donna che allatta. Un binomio del desiderio. Secondo Melanie Klein, incollo da wikipedia, "Nei primi giorni di vita il bambino vive in simbiosi con la madre e non distingue il proprio corpo dal suo. Le relazioni oggettuali a questo livello sono esclusivamente intrapsichiche. Il bambino percepisce il seno materno come parziale a sé, cioè come prolungamento di sé stesso".
La lattazione svuota, sciupa ed era storicamente demandata alle classi più povere, come un lavoro usurante. Molte donne erano dedite completamente all'allevamento e svezzamento dei cuccioli di ricco, le balie, creando una vera e propria professione della lattazione che alimentava flussi migratori dalle campagne e dalle valli verso le citttà.
Sono quindi comprensibili, alla luce di questo valore iconico del latte (e del seno gravido), i fenomeni che investono il porno, dal milking all'infantilismo recitato in molti locali di Kabukichō, il quartiere a luci rosse di Tokio. Fino ad arrivare al milkkake, bukkake lattoso in cui il prezioso fluido femmineo viene utilizzato al posto del fluido spermatico, tutto maschile, in un turbine di schizzi che investono le solite ragazze, mugolanti per il piacere di un bagno di latte umano.
Nella società perbene sottoposta alla dittatura del politically correct, l'unica nudità sessuale accettata è quella del seno materno che dà vita e sostentamento, esso viene denudato parzialmente ricavando un piccolo spazio privato di lattazione che apre una faglia nello spazio pubblico della socialità (si pensi anche all'iconografia sacra). Si passa veloci, si dà un'occhiata all'accoppiata binaria bocca-suggente capezzolo-offerente e si accetta di forza in nome della "naturalità", forse tralasciando la forza simbolica di quel gesto. E' dunque interessante che questa sempre-accettata iconografia venga imbrattata dalla pornografia e riportata al suo carattere tutto sessuale, desiderante, libidico, che segna madre e figlio per il resto della vita.

* G. Deleuze F. Guattari, L'antiedipo

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l’arte delle mestruazioni

19 aprile 2007 20 commenti

Mi era piaciuto molto il post di alieno sul numero 23 nella numerologia.
Pensavo di fare qualcosa di analogo ma mi vienein mente solo 28 che non ha nemmeno il privilegio di essere numero primo ma che condiziona la vita di ogni essere umano, soprattutto se appartenente al genere femminile. 28 giorni, sono sempre associati ad un qualche ciclo: lunare, mestruale… che in comune forse hanno qualcosa di più del semplice numero, 4 volte 7.
Le mestruazioni, nel loro impatto sociale, sono un fenomeno molto interessante, forse uno degli ultimi tabù rimasti rispetto alla naturalità del corpo, e che ancora oggi si trascina retaggi di giudizio tribale… “impurità”, “infertilità”, soprattutto grazie all’imperativo categorico morale di Santa Madre Chiesa che incita al coito per soli fini riproduttivi. Addirittura gli stessi soggetti di mestruazione faticano ad utilizzare il termine corretto edulcorandolo con “ciclo”, “le mie cose”, e idiozie linguistiche assimilabili… per non parlare dell’assurda terminologia utilizzata negli spot pubblicitari che sulle mestruazioni hanno creato un mercato!
Le donne, e il menarca (la prima mestruazione) determinava esattamente il passaggio all’età adulta-fertile, venivano spesso allontanate dalla comunità sociale durante i giorni mestruali creando una sorta di ossessione per l’appestata sanguinolenta.
Se ancora oggi esistono espressioni artistiche che insistono fortemente sul sangue mestruale come emblema di una repressione culturale, significa che siamo ancora al punto dell’allontanamento primordiale di qualcosa di “scomodo”, “fastidioso”. Un tabù introiettato e sedimentato nel tempo.

–> erotic red

–> Cristina Padura performance

–> Vanessa Tiegs spiralingmoon

–> Zanele Muholi photography

–> menstrual art

–> menstrual paintings

–> red flag

–> bambiland

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