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Posts Tagged ‘art’

buon compleanno gesù

22 dicembre 2011 Commenti chiusi

via kawaikittens

–> più gli auguri di Sasha

il disagio della civiltà

14 luglio 2011 Commenti chiusi

Il prezzo del progresso si paga con la riduzione della felicità, dovuta all’intensificarsi del senso di colpa. Il disagio, il senso del disagio, sembrerebbe pertanto emergere nel momento in cui siamo obbligati a presenziare al ritorno del Principio di Piacere, mentre nel subconscio è in (re)azione la superegoica spinta a rimanere ancorati alla Realtà.

Ann Liv Young, performer, agisce su queste leve, stuzzicando i limiti del pudore, titillando il disagio animato segretamente dal desiderio e dal suo destino represso, il senso di colpa. L’ostentazione del nudo è una provocazione oggi quasi infantile, anzi, senza quasi. Nelle sue performance la nudità sembrerebbe più un mezzo che un fine, lo scopo è arrivare al senso di DISAGIO. Il tabù sessuale (eiaculazioni live, pissing…), è solo il mezzo più semplice, più diretto, il ventre molle della bestia colpevolizzante interiore.

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necessità di stato

26 gennaio 2011 6 commenti

da piccol* ti dicono “quando hai paura del professore, immaginalo nudo, sul water”. Mi si diceva anche “pure il Papa se lo prende in mano.”

poi si cresce… “e se ti fa paura il poliziotto?” dev’essersi chiesto Narcel Walldorf, artista di Dresda. E in Germania scoppia lo scandalo della sbirra in antisommossa che la fa tutta per strada, candida come una bambina. Il potere repressivo che cede alla necessità fisiologica. L’urina come la morte, la grande livellatrice.

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yuji moriguchi

2 agosto 2010 1 commento

fotocopia anatomica

24 novembre 2009 1 commento
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Tutti ci abbiamo messo almeno una mano. A pensarci bene pure la faccia; sicuramente. Da lì a capire che ogni parte del corpo è fotocopiabile il passo è breve. "Tutto quello che proietta ombra è fotocopiabile" deve aver pensato il signor Xerox.

L’essere umano è di poco sopra al bonobo nella scala evolutiva per il semplice fatto che oltre ad impiegare utensili ne rileva quasi immediatamente il risvolto ludico, più spesso sessuale. Si pensi al vibracall.
La fotocopiatrice accompagna le nostre grigie vite di colletti bianchi da ormai 25 anni, ed è l’emblema della riproducibilità all’infinito di un oggetto in due dimensioni. Se si volesse fotocopiare un oggetto a tre dimensioni (o più, se qualche fisico si trovasse a leggere questo post) si dovrebbe rinunciare almeno ad una di esse. Il risultato è lo schiacciamento di profondità. Schiacciamento e deformazione per l’esattezza. La fotocopia di una parte anatomica risponde alla domanda "come mi vede un oggetto su cui mi appoggio?"… o più semplicemente sottolinea che Secretary è solo un film e che il resto è noia onanistica. Pura fenomenologia eliografica.

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l’origine del mondo

7 gennaio 2008 4 commenti

"Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio e gli porrà nome Emmanuele" Isaia 7,14
Nella traduzione greca della Bibbia, la versione dei Settanta, il termine ebraico almah (che significa "giovane donna") fu tradotto con il greco παρθενος (parthenos) ovvero "vergine"; in ebraico però vergine si direbbe bethulah… e tradurre è sempre tradire.
Sembrerebbe dunque difficile nascere da donna vergine, anche secondo la Bibbia, almeno nella sua stesura originale. Ma divinizzare Maria (giovane donna, probabilmente vittima di violenze, sicuramente di gravidanza indesiderata) era un modo come un altro per incorporare nel cristianesimo divinità femminili che altrimenti sarebbero rimaste in mano ai pagani.
Fedeli a Guenòn, da ovest ad est il bagaglio simbolico-tradizionale rimane pressoché immutato e la vagina resta sempre fonte di vita(lità), uno squarcio di vita sul mondo.

Per approfondire

       

thx a PonyXpress

l’arte delle mestruazioni

19 aprile 2007 20 commenti

Mi era piaciuto molto il post di alieno sul numero 23 nella numerologia.
Pensavo di fare qualcosa di analogo ma mi vienein mente solo 28 che non ha nemmeno il privilegio di essere numero primo ma che condiziona la vita di ogni essere umano, soprattutto se appartenente al genere femminile. 28 giorni, sono sempre associati ad un qualche ciclo: lunare, mestruale… che in comune forse hanno qualcosa di più del semplice numero, 4 volte 7.
Le mestruazioni, nel loro impatto sociale, sono un fenomeno molto interessante, forse uno degli ultimi tabù rimasti rispetto alla naturalità del corpo, e che ancora oggi si trascina retaggi di giudizio tribale… “impurità”, “infertilità”, soprattutto grazie all’imperativo categorico morale di Santa Madre Chiesa che incita al coito per soli fini riproduttivi. Addirittura gli stessi soggetti di mestruazione faticano ad utilizzare il termine corretto edulcorandolo con “ciclo”, “le mie cose”, e idiozie linguistiche assimilabili… per non parlare dell’assurda terminologia utilizzata negli spot pubblicitari che sulle mestruazioni hanno creato un mercato!
Le donne, e il menarca (la prima mestruazione) determinava esattamente il passaggio all’età adulta-fertile, venivano spesso allontanate dalla comunità sociale durante i giorni mestruali creando una sorta di ossessione per l’appestata sanguinolenta.
Se ancora oggi esistono espressioni artistiche che insistono fortemente sul sangue mestruale come emblema di una repressione culturale, significa che siamo ancora al punto dell’allontanamento primordiale di qualcosa di “scomodo”, “fastidioso”. Un tabù introiettato e sedimentato nel tempo.

–> erotic red

–> Cristina Padura performance

–> Vanessa Tiegs spiralingmoon

–> Zanele Muholi photography

–> menstrual art

–> menstrual paintings

–> red flag

–> bambiland

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arte e pornografia

5 aprile 2007 Commenti chiusi

segnalo tre siti, in giro già da un po' di tempo, che incrociano arte e pornografia. Il filo comune che unisce questi tre esperimenti è il cambio del punto di fuga visivo che focalizza sulla genitalità del porno e la trasmissione di un feeling pornografico senza un riferimento immediato alla sessualità ripetitiva e macchinica del fuck fuck fuck ahhhh!

–> studi pornografici raccoglie una serie di immagini "pixelate" di video porno e immagini frammentate e reincollate di corpi nudi, in cui si intuisce cosa accade ma non si riesce a cogliere la maniacalità per il dettaglio particolare tipica della pornografia. 

–> art in sexual context utilizza opere d'arte per veicolare il porno, o viceversa, decontestualizzando immagini artistiche trovate casualmente all'interno di scatti a tematica sessuale.

–> the non porn zone è un esperimento assolutamente geniale. Si tratta di una raccolta di immagini non pornografiche estrapolate da serie hard. La tensione e il continuo riferimento a "ciò che sta per accadere" è assolutamente palpabile.

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