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Archivio per marzo 2009

c’era una volta la Polaroid

13 marzo 2009 5 commenti

Prima che il mondo cedesse al digitale ad ogni costo, rinunciando alla tattilità e ai sapori, l’unico modo per produrre porno casalingo a basso costo e senza subire violazioni della privacy da parte degli stampatori di foto era la Polaroid.
Lo svilupparsi lento dello scatto polaroide determinava un momento magico fatto di sventolii e bambini che si accalcavano per veder comparire l’immagine fotostatica per poi strapparsela di mano in mano. Si assisteva a bocca aperta al processo chimico della creazione dell’immagine. Abbatteva i tempi di sviluppo e stampa ma allo stesso tempo imponeva un rituale di gruppo, un’attesa silenziosa e concitata definita dalla invisibile reazione di iodio e polimeri. Era già incorniciata nel suo involucro di sviluppo, come una foto marsupiale.
Tutti i professionisti dell’immagine la utilizzavano per pre-vedere lo scatto o la ripresa finale. Era già inconsapevolmente uno strumento di virtualizzazione.
Ora pare che smetteranno di produrre la pellicola istantanea, restano tutti quegli scatti che per i loro colori acidi e virati al rosso, il bordo nero come si guardasse attraverso il buco della serratura, dettano il ricordo cromatico degli anni ’70.

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metropolis

12 marzo 2009 1 commento

In una megalopoli del XXI secolo dominata dal direttore Frederson (Abel), gli operai, che vivono nei sotteranei in stato di semi schiavitù, ripongono la loro fiducia nella mite Maria (Helm) di cui si innamora Freder (Fröhlich), figlio del didattore. Per rompere l’unità degli operai, Frederson impone all’inventore – mago Rothwang (Klein-Rogge) di costruire un robot, sosia di Maria, che semini discordia, ma questo incita gli operai alla rivolta e alla distribuzione.
Toccherà alla vera Maria e a Freder riconciliare le parti, ponendo le basi per un nuovo ordine sociale. Gli effetti speciali straordinari, le imponenti architetture (le tecniche fotografiche di Eugen Schüfftan combinavano modellini e scenografie in grandezza naturale), i geometrici movimenti delle masse ne fanno uno dei film visivamente più impressionanti della storia del cinema. Poco riuscita (e poco chiara) è invece la sceneggiatura, scritta da Lang con
la moglie Thea Von Harbou, dove sono presenti temi tipicamente espressionisti (il doppio) e altri profetici (la manipolazione occulta, l’esplosione della follia collettiva) e che ruota attorno al tema della rivolta dell’uomo contro la macchina, ma sfocia in un finale contraddittorio.
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nazi fashion

12 marzo 2009 1 commento

C’è una strofa della poesia Papà di Sylvia Plath che mi ha sempre fatto riflettere: "Non un Dio ma svastica nera / Che nessun cielo ci trapela. / Ogni donna adora un fascista / La scarpa in faccia, il brutale / Cuore di un bruto a te uguale." Sofferenza, una sofferenza che la portò al suicidio ma soprattutto la denuncia di un vincolo difficile da spezzare, il meccanismo patriarcale. Il doppio vincolo che incatena, plasma e riproduce se stesso.

Una sera, mio malgrado, mi sono ritrovato seduto di fronte ad un giovane fascista, sbronzo. Uno di quelli che tenta di convincerti che in fondo destra estrema e sinistra hanno le stesse prospettive, etc… nella sua microcefalica visione mi ha poi sparato una frase illuminante ed intelligente che ho subito appuntato: "In una società omologata essere di destra dà più piacere". Poche frasi condensano così bene tomi e tomi di psicologia sociale. L’edonismo postmoderno, il nuovo desiderio di tranquillità sociale e benessere è il nuovo ordine sociale di cui si fa carico la destra… e i ratti seguono il pifferaio magico.

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e allora tango!

3 marzo 2009 Commenti chiusi
 
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