black XXX-Mas

Favola di natale tra blaxploitation, antropofagia e cappuccetto rosso. Di Pieter Van Hees.

 
 


we are our own devil

Georgina Spelvin si racconta, dopo 35 anni, nel nuovo video Paradise Circus dei Massive Attack.
Innamorata dello sguardo della telecamera, passò alla storia del porno anni Settanta con la pellicola The Devil in Miss Jones.

"We are our own devil"

 
 


grey's anatomy

Sasha Grey shot by kernA Sasha Grey piace Godard. Anche a me piace Godard.

Sasha Grey è stata fotografata da quel genio punk di Richard Kern. Io no, ma mi piace Kern.

E' una porno attrice che mescola tratti di consapevolezza alla Annie Sprinkle (sebbene ne sia purtroppo molto distante) con una spiccata attitudine nerd-mediatica anarcoide. D'altronde è giovane ed è nata con una tastiera sulle ginocchia.

Fautrice del sesso estremo, già questo fa simpatia, ha appena girato un film a basso costo per Sodebergh e probabilmente sarà una cazzata di film a giudicare dal trailer. Però lei è la ragazza porno della porta accanto (come evidenzia Kern), anzi, nella foto a fianco deve averle detto "adesso ti faccio uguale a Daria Bignardi".

Sasha è la dirimpettaia a cui chiedi lo zucchero e alla fine si finisce a parlare di come fare un buon clistere.  

 

--> sito ufficiale

--> sito non ufficiale 

--> video biografia

--> intervista sul nuovo film

--> foto di Richard Kern

--> foto varie

--> video online: the kinky sex slave

--> altro materiale intellettuale

[--> bonus per i trekkers]


mi piace ricordarla così:

 (Continua)


fotocopia anatomica

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Tutti ci abbiamo messo almeno una mano. A pensarci bene pure la faccia; sicuramente. Da lì a capire che ogni parte del corpo è fotocopiabile il passo è breve. "Tutto quello che proietta ombra è fotocopiabile" deve aver pensato il signor Xerox.

L'essere umano è di poco sopra al bonobo nella scala evolutiva per il semplice fatto che oltre ad impiegare utensili ne rileva quasi immediatamente il risvolto ludico, più spesso sessuale. Si pensi al vibracall.
La fotocopiatrice accompagna le nostre grigie vite di colletti bianchi da ormai 25 anni, ed è l'emblema della riproducibilità all'infinito di un oggetto in due dimensioni. Se si volesse fotocopiare un oggetto a tre dimensioni (o più, se qualche fisico si trovasse a leggere questo post) si dovrebbe rinunciare almeno ad una di esse. Il risultato è lo schiacciamento di profondità. Schiacciamento e deformazione per l'esattezza. La fotocopia di una parte anatomica risponde alla domanda "come mi vede un oggetto su cui mi appoggio?"... o più semplicemente sottolinea che Secretary è solo un film e che il resto è noia onanistica. Pura fenomenologia eliografica.

 (Continua)


d'amore si vive

 
--> notevole anche questo
 


Stalin, la Nike e il burattinaio


In un'edizione del 1939 di Materialismo ed empiriocriticismo di Lenin, Giuseppe Stalin appuntò in matita rossa:

1) Debolezza, 2) Indolenza, 3) Stupidità. Sono le uniche cose che si possono definire vizi. Tutto il resto, in assenza dei summenzionati, è senza dubbio virtù. NB! Se un uomo è: 1) forte (spiritualmente), 2) attivo, 3) intelligente (o capace), allora è buono a prescindere da qualsiasi 'vizio'! 1 e 3 uguale a 2.*

"'bello' non ti farà vincere nessuna partita. Mai". Questi sono due grandiosi esempi di etica amorale. Sintetizzano, forse lo spot della Nike ancor meglio delle note di Stalin (anticipatrici della filosofia nike), la differenza tra etica e morale.
Segue tediosa dissertazione bignami-filosofica.  (Continua)


alicia

 
di Jaume Balaguerò (1994)
 


arte e joga

Arriva la patata di Kate Moss e i veronesi sono già "divisi sulle statue choc"
 
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 (Continua)


c'era una volta la Polaroid

Prima che il mondo cedesse al digitale ad ogni costo, rinunciando alla tattilità e ai sapori, l'unico modo per produrre porno casalingo a basso costo e senza subire violazioni della privacy da parte degli stampatori di foto era la Polaroid.
Lo svilupparsi lento dello scatto polaroide determinava un momento magico fatto di sventolii e bambini che si accalcavano per veder comparire l'immagine fotostatica per poi strapparsela di mano in mano. Si assisteva a bocca aperta al processo chimico della creazione dell'immagine. Abbatteva i tempi di sviluppo e stampa ma allo stesso tempo imponeva un rituale di gruppo, un'attesa silenziosa e concitata definita dalla invisibile reazione di iodio e polimeri. Era già incorniciata nel suo involucro di sviluppo, come una foto marsupiale.
Tutti i professionisti dell'immagine la utilizzavano per pre-vedere lo scatto o la ripresa finale. Era già inconsapevolmente uno strumento di virtualizzazione.
Ora pare che smetteranno di produrre la pellicola istantanea, restano tutti quegli scatti che per i loro colori acidi e virati al rosso, il bordo nero come si guardasse attraverso il buco della serratura, dettano il ricordo cromatico degli anni '70.

 

 (Continua)


metropolis

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metropolis2

In una megalopoli del XXI secolo dominata dal direttore Frederson (Abel), gli operai, che vivono nei sotteranei in stato di semi schiavitù, ripongono la loro fiducia nella mite Maria (Helm) di cui si innamora Freder (Fröhlich), figlio del didattore. Per rompere l'unità degli operai, Frederson impone all'inventore - mago Rothwang (Klein-Rogge) di costruire un robot, sosia di Maria, che semini discordia, ma questo incita gli operai alla rivolta e alla distribuzione. Toccherà alla vera Maria e a Freder riconciliare le parti, ponendo le basi per un nuovo ordine sociale. Gli effetti speciali straordinari, le imponenti architetture (le tecniche fotografiche di Eugen Schüfftan combinavano modellini e scenografie in grandezza naturale), i geometrici movimenti delle masse ne fanno uno dei film visivamente più impressionanti della storia del cinema. Poco riuscita (e poco chiara) è invece la sceneggiatura, scritta da Lang con la moglie Thea Von Harbou, dove sono presenti temi tipicamente espressionisti (il doppio) e altri profetici (la manipolazione occulta, l'esplosione della follia collettiva) e che ruota attorno al tema della rivolta dell'uomo contro la macchina, ma sfocia in un finale contraddittorio.
 (Continua)