riscoprire le radici

In questa nuova fase della renaissance fascio-leghista non si fa che parlare di sicurezza e riscoperta delle radici (come ben sottolinea - localisticamente - lombroso). Il che mi fa pensare solamente al sadomasochismo e al figging, come unica divertente attività di recupero di antiche radici, da proporre ai chini abitanti nordici di questa moralista italietta.
Lo zenzero è una radice proveniente dall'estremo oriente e già questo potrebbe essere un freno agli autarchici... confidando però nel fatto che anche i leghisti mangiano cibi a base di grano saraceno, spezie, patate e altre delizie mai cresciute in europa ma ormai di consumo quotidiano, consiglio questo sito che dà indicazioni di come tramutare, secondo usi vittoriani, una radice in un oggetto di focoso piacere.
La singolarità dello zenzero infatti è che stimola la circolazione periferica... e brucia, brucia molto di più che sbiancarsi l'ano con la candeggina per fini estetici. In questi tempi cupi occorre dedicarsi maggiormente al proprio orto e alla riscoperta delle radici.


a scuola di fisting

"Non c'è niente di più sexy di far sentire il tu* amante come Kermit".

E' il simpatico sottotitolo di un post apparso su SugarBank che rimanda al video originale in questione: Princess Donna ci insegna come eseguire un bel fisting.
Il fisting per molti aspetti è ancora un tabù, ma provarlo crea una buona complicità per il semplice fatto che occorre molta cautela ed "ascolto" da parte di chi lo esegue. Dopo un fisting ben riuscito, chi lo riceve per la prima volta, si stupisce sempre, incredul* della propria capacità di dilatarsi... ma il corpo umano sa essere molto elastico. Nel caso femminile poi, si può giungere a quello che viene definito orgasmo cervicale, come ci spiega una delle prime attrici che sdoganarono il fistfuck, Annie Sprinkle, ovviamente.
E' una questione di allenamento e dedizione... 

 --> video scaricabile

 

 


animali da compagnia

"Esistono due generi d'amore: quello di una madre per il figlio e quello di un Padrone per il suo animale".
L'enunciato-manifesto è il sunto del film The Pet. Si può scaricare con un po' di pazienza da rete peer to peer. Narra dell'incontro tra un ricco buzzurro del Liechtenstein e una giovane fioraia remissiva. Lui ha perso l'amato cane, lei l'amato gatto. Lui è di indole autoritaria, lei tende alla sottomissione. Lui le fa la sfacciatissima proposta di prendere il posto del suo cane, lei accetta per prova e poi, anche per denaro, protrarrà l'esperienza canina. Il film non è porno, sebbene girato con la povertà (recitativa) di un porno. Nulla ruota attorno al sesso. Piuttosto attorno ai ruoli, alla teatralità. Simmetricamente accettati. L'idea, diciamo, è buona e interessante, poi purtroppo scade nel pretenzioso e mal architettato, quando, per sottolineare l'innocenza di un contratto reciprocamente accettato e condiviso si mette in gioco il lato oscuro, e quindi opposto, di quel mondo: il commercio e la schiavizzazione di uomini e donne per scopi sessuali. Lo scopo era contrapporre consensualità e coercizione. Tematica pretenziosa quindi. Forse si doveva rimanere nel magico mondo del gioco di ruolo in cui una persona accetta di essere trattata ed amata come un animale da compagnia e mostrare che "altre relazioni interpersonali sono possibili"...

--> belle illustrazioni a tema

--> pet girls, immagini fetish patinate 

--> blog di ms.pet

--> pony girls club 

--> links vari 


macroginofilia

"Al tempo che la Natura nella sua possente energia,
concepiva ogni giorno figli mostruosi,
avrei voluto vivere vicino a una giovane gigantessa,
come un gatto voluttuoso s'accuccia ai piedi d'una regina.

Avrei voluto contemplare il suo corpo fiorire con la sua anima
e crescere liberamente in terribili giochi;
indovinare, dalle umide brume che fluttuano nei suoi occhi,
se il suo cuore covi un'oscura fiamma;

percorrere, a volontà, le sue magnifiche forme;
arrampicarmi sul pendìo delle sue ginocchia enormi,
e qualche volta, l'estate, quando soli malsani

la fanno, stanca, distendersi attraverso la campagna,
dormire buttato all'ombra dei suoi seni,
come un quieto casolare all'ombra d'una montagna."

Baudelaire, La Gigantessa, in I Fiori del Male 


Ebbene sì, Baudelaire e il buon René Magritte (vedere la tela "la gigantessa" in basso) erano preda di MACROGINOFILIA

 (Continua)


questione di pelo

scrive Cesare nel De Bello Gallico (Libro V, XIV)
"Tutti i Britanni, poi, si tingono col guado, che produce un colore turchino, e perciò in battaglia il loro aspetto è ancor più terrificante; portano i capelli lunghi e si radono in ogni parte del corpo, a eccezione della testa e del labbro superiore".
 



Guardavo questo sito artisticamente molto interessante quando mi sono guardato nelle mutande e ho iniziato a riflettere: sono forse un fashion victim? Radersi i genitali è alla moda o è piuttosto, come credo, una questione di civiltà? La storia passata è piena di simpatici aneddoti sulla rasatura pubica a testimoniare che non è un fenomeno sociale recente. Certo, avere la figa in ordine oggi giorno è un concetto di pura estetica modaiola antipelo. Il mio compito sociale è quello invece di diffondere il verbo etico, quello che parte dall'estetica e diventa stile di vita. Radersi il pube è anzitutto, in ambito sessuale, segno di rispetto, per chi te la lecca come il fido lessie o ti sugge con ingordigia il pene. Insomma, massimo rispetto per la categoria degli orsi, ma avere peli pubici fra i denti non fa mai piacere. Il rapporto orale, e non solo, è bello se immerso in una sana umidità, il pelo pubico invece fa poltiglia, si inzuppa di umori, vero e proprio cespuglio. Alla stagnazione umorale è sempre da preferire la fluidità dei liquidi che scivolano e invadono altri pertugi, cadono a terra, creano macchie, lasciano tracce.
Rifiuterei quindi la critica alla rasatura totale del pube come un "anti-aesthetic commentary on the modern pre-pubescent body standard". Il corpo prepubescente comunque è bello, e occorre iniziare ad abbandonare l'isteria da allarme pedofilo appena un corpo è esteticamente assimilabile all'età adolescenziale. Le donne che dipinge Rubens hanno forse peli? Le statue greche e romane hanno pelo? Lo standard estetico moderno non è quindi pre-pubescente, è TORNATO pre-pubescente, e grazie anche alla caccia alle streghe scatenatasi nelle ultimi decadi.
Radersi è prima di tutto un'esperienza autoerotica. Assoluta. E fa parte di un percorso di cura del Sè. Ha sicuramente un lato (storicamente avvallato) pragmatico legato alla pulizia, alla comodità nei rapporti sessuali e, come mi ricordava l'amica FikaSicula, è comodo in occasione dell'introduzione degli assorbenti interni che tendono a tirare i peli circostanti.
In campo religioso il pelo è da sempre segno di distinzione (il Profeta raccomandava di tenere la barba per distinguersi dagli idolatri!), nella sua assenza totale (buddisti - come rinuncia al desiderio estetico) o parziale (tonsura cristiana - come simbolo della porta/occhio divino) o nella sua abbondanza (cristiani ortodossi, indù, musulmani, hassidim e sikh). Pochi forse sapranno che nella ritualità del viaggio alla Mecca, uno dei cinque pilastri dell'Islam, radersi il pube è un precetto comportamentale (sunnah) che fa parte del ghusl, l'abluzione.

L'establishment ha trasformato la depilazione in moda, in fatto estetico svincolato dalla dimensione etica (e c'è sicuramente di mezzo l'industria del belletto che vende e stravende prodotti per la rasatura e rasoi sempre più intelligenti), creando una tassonomia di tipologie di tagli pubici ("a triangolo", "brasiliano", "striscia", "Mohawk", "alla Hitler" [sic!]).
La depilazione ha una sua storia ciclica di apparizione e sparizione, ha seguito periodi di splendore e periodi di oscurità pubica. Se, come pare, le giovani romane si toglievano i peli al loro primo apparire usando la volsella o creme depilatorie (philotrum), si arrivò addirittura alla messa al bando della depilazione per ordine di Caterina de' Medici e più tardi della regina Vittoria. E se ad esempio negli anni '60 del '900 era tornata in auge la rasatura perfetta, nella decade successiva la crescita libertaria del pelo la farà da padrona. Ed è solo una questione di gusti. Il pelo pubico è come il coccige e l'appendice, un residuo evolutivo, utile solamente, a quanto pare, a trattenere e diffondere gli odori sessuali... ma a poco serve visto che avvicinare il naso al pube altrui è considerato molestia.

 

--> gallerie con pelo

--> gallerie senza pelo 

 (Continua)


robo fetish

Le persone sagge fuggono l'umano, anche nel sesso. Il grande Emile Cioran, che tesseva l'elogio del mondo minerale e del suo silenzio, sarebbe d'accordo con questo assunto. Di dildonica si è già parlato, toccando però solo tangenzialmente il porno robotico di cui le fucking machines sono solo una pallida metafora nata forse per eludere l'illegalità della vendita di vibratori elettrici in diversi paesi degli Stati Uniti.

robo analFuggire l'umano significa cercare la copula altrove, nell'assolutamente artificiale. La propria mano, pur con guanti in lattice, sarabbe ancora troppo umana e infilare i genitali nel pastamatik non è sempre consigliato. Certo, il robot è prodotto umano, ma a sua volta concepito nell'immaginario come superamento stesso dell'umano. Ubermensch, il robot dovrà riprodursi da sè, questo nel sogno fantastico dei tecno-robo-entusiasti. Si libererà dal lavoro e dal servilismo (dal "robota" che lo ha definito e per cui è stato plasmato) e svilupperà proprie forme riproduttive ed emozionali; blade runner in questo è paradigmatico e non nasconde l'emergenza della dimensione sessuale degli organismi a base di silicio e carbonio. Nel frattempo, ci piace pensare il robot come schiavo sessuale - "I am your automatic lover" diceva lo scatolotto umanoide a Dee D. Jackson ancora nel '78 - ci piace immaginarlo come l'unico partner appagante e ossequioso (attenzione: sfugge al rapporto sado-masochistico perchè è sempre obbediente, non necessita punizione e quindi non legittima il padronato), come nel video Metal Finger in my Body degli Add N to (X).

Il robo-feticismo, che più che feticismo in senso freudiano va considerato come parafilia, ha certamente a che fare con l'agalmatofilia, ma solo in minima parte. E' bene chiarire. Forse gioca questo ruolo soprattutto se vissuto dal lato maschile della barricata pubica e quindi più orientato al momento reificante del rapporto con l'oggetto - per l'appunto - sessuale. Ecco dunque fantasie sessuali dirette alla "cosa" sessuale in cui l'importante è il fatto che sia inanimata (inumidita ma inanimata) o comunque dotata di interruttore che possa essere spento a piacimento, spento al calare dell'erezione, o riposto nell'armadio. Di qui il florilegio di real dolls sempre più real ma rigorosamente senz'anima, di real women sempre più dolls (ma questo va bene) e di electric barbarella varie, con tasto ON/OFF nella schiena per il Plug&Play.
La donna invece si figura il robofeticismo come passione sessuale maggiormente imperniata attorno ad un uso variegato e reiterato e ad un servilismo (dal lato robotico) continuo... una fornifilia d'ammore, un vero e proprio maggiordomo da trombare a necessità, al premere del tasto rosso: quello con scritto FUCK. Si potrebbe quasi tentare un parallelismo etimologico di questo tipo: il robot è per il maschio un dispositivo, qualcosa atto a disporsi e quindi a disposizione, il robot nell'accezione feticistica femminile invece si avvicina di più ad uno strumento, a un qualcosa da istruire (latino instruere), a cui insegnare di volta in volta ciò che deve fare e quindi solo nella peculiarità sessuale è disposto ad essere dispositivo. ON/OFF. L'uomo cerca un dispositivo, è infatti attratto dalle donne disposte e che si dispongono, la donna necessita strumenti per conseguire uno scopo. Comunque: ON/OFF.

 

--> robo erotica

--> porno-robotica 

--> elenco storico delle sex-dolls 

--> kamasutra cyborg  


rossetto e cioccolato

La colonna sonora di questo post culinario: ornella vanoni, lo so, già questo è hardcore puro.
Ora lo scopo del post, vero esperimento sociologico: il dott. fastidio propone delle reazioni ad un particolare video che si chiama "two girls, one cup": uno, due, tre, quattro, cinque
poi, chi vuole, mette a prova la propria deviazione con il video stesso. Si può anche scaricare da qua nel caso il server fosse lento. Buona visione 

 la galleria completa

 (Continua)


estetica teen

http://www.willmurai.com/Il genere teen legalmente diffuso è pura finzione, soprattutto dopo la stretta di controlli data negli Stati Uniti all'industria dell'hardcore. La finzione si esprime attraverso l'estetica; e, per chiudere il sillogismo, il genere teen si basa ormai puramente sull'estetica. Mentre a livello maschile la giovinezza è esteticamente espressa dall'assenza di pelo (quindi è anche difficilmente conseguibile), a livello femminile si ricorre ad escamotage più esteriori. Gli ingredienti per fare una teenager sono: codine laterali da scolaretta, magari con annesso completino da liceale, frangetta (e grazie anche alle varie starlette del vintage viviamo una vera e propria renaissance della frangetta bettie-page-style); aggiungete qualche brufolo vero o finto che sia e, soprattutto, l'opera d'arte della giovinezza: l'apparecchio ortodontico. Senza apparecchio ("braces" per chi vuole cercare su gugol) non si è teenager, un vero must del lolitismo.
Un tempo portare l'apparecchio era una vera e propria stigma sociale, ingenerava difetti temporanei di pronuncia e catalizzava nelle proprie circonvoluzioni metalliche tutte le patatine PAI della scuola. Oggi invece è FASHION, è colorato, e anche gli adulti lo indossano. E' così sdoganato che in Tailandia - la notizia è già piuttosto datata - hanno dovuto vietare la vendita di kit fai da te di finti apparecchi.
L'apparecchio, associato all'età in cui generalmente viene applicato, diventa dunque feticcio - e io ci aggiungo pure il ruolo della saliva che cola nell'iconografia braces, attrattore simbolico di sessualità che per iper-moralismo non trova sfogo (perché se il soggetto ha diciottanni ok ma se li compie tra un mese allora sei pedofilo); vera e propria sineddoche a rappresentare la giovinezza, è il residuo resistenziale delle tecnologie correzionali che nel novecento costringevano i bambini in busti, corsetti, raddrizzagambe etc... in nome di un corpo diritto (dal la radice greca orth-), come la morale, come l'ortodossia (l'"opinione retta").

--> beauty&braces 

--> naked wonderland

--> down under darlings

--> xpirin 

 

 (Continua)


non di solo latex vive l'uomo

latex dominatrixNon esiste feticismo senza oggetto di godimento, senza feticcio. E vista l'eziologia psicologica di tale particolare attaccamento è piuttosto evidente che quello del latex sia un feticismo assolutamente indotto. L'equazione fetish=latex è molto diffusa quanto fuorviante.
Anzitutto per molti studiosi il feticismo è essenzialmente legato al senso dell'olfatto (non a caso nel feticismo dei piedi, questi ultimi vengono preferiti sporchi e male odoranti). Nel retifismo, feticismo delle calzature, spesso il godimento deriva dall'odore e dalla tattilità del cuoio e della plastica prima ancora che dalla visione. In secondo luogo il feticismo nasce dalla inconscia associazione tra momento (appartenente all'infanzia) in cui qualcosa è accaduto ed eccitamento sessuale provato in quel medesimo istante.
Internet, non potendo far leva su tatto ed olfatto, esprime ogni sorta di feticismo visivo, ed unicamente tale, legato ad una situazione particolare in cui sia presente l'oggetto del primigenio godimento. Tralasciando i feticismi "banali" (grassezza/magrezza, pelosità diffusa, giovani/vecchi, pissing/vomiting/scat etc...) segnalo alcune bizzarrie, come la passione per le ragazze che si ravanano il naso. Altre, anche più approfondite, seguiranno nelle prossime puntate.

--> donne con libri

--> donne che dormono

--> donne con occhialoni 

--> donne che bevono vino 

--> donne che bevono té

--> donne che si scaccolano 

--> la reginetta italiana del rutto 


voglio una donna, modello ikea. ovvero: sulla forniphilia

table-girlDue grandi strade attraversarono e segnarono la fine degli anni 60, due strade apparentemente inconciliabili: l'incipiente rivoluzione sessuale e il design, ovvero la rivolta sociale contro i costumi pregni di morale borghese e l'espressione assoluta dell'estetica capitalista. Al loro incrocio andò a porsi, come monolitico capitello, l'opera di Allen Jones, scultore britannico, incompreso e osteggiato, soprattutto dal pubblico femminile (e femminista) dell'epoca. Jones prende l'immagine femminile e la reifica, al suo massimo grado. La donna diventa un mobile, nel senso di mobilia, una donna-ikea, diremmo oggi contestualizzandolo. Le sue sculture sono donne-tavolino, donne su cui sedersi, donne porta oggetti. Addirittura l'artista va oltre il concetto di donna intesa come oggetto puramente sessuale e la oggettifica privandola dell'anima. Nella mappatura dei fetish si chiama forniphilia, dall'inglese furniture (mobilia) + philia e rappresenta una ramificazione specifica del bondage su cui non voglio appositamente aprire parentesi che per essere esaustive finirebbero con l'annoiare.
Le opere di Jones ispirarono la scenografia del Korova Milkbar, in Arancia Meccanica; nello psichedelico bar Alex e i suoi drughi si rilassavano in compagnia di un bicchierone di lattepiù stillato dai seni di donne-distributore prima di abbandonarsi ad un po' di sana ultraviolenza. E non è assolutamente un caso che le sculture di Jones si incontrino con le visioni di Kubrick. Il messaggio viaggia sullo stesso binario, l'arte è un doma-sguardo (dompte-regard, Lacan), ti obbliga a guardare - "Tu veux regarder? Eh, bien vois ça"* - e dice: questa è la nostra dimensione di convivenza sociale, quella dell'ultraviolenza quotidiana (che è la stessa che mette in pratica lo Stato), della reificazione della donna (che è la stessa che mette in atto la società tardocapitalista). In questo senso è chiarissima la testimonianza di Marzbow, artista del suono giapponese, in merito al bondage: "Molte persone pensano che il bondage rappresenti la realizzazione dell'ossessione di violenza e stupro sulle donne. La violenza e lo stupro, se consideriamo la polizia, l'esercito, la scuola e altre forme istituzionali di potere, sono attività umane considerate 'normali'. Il bondage invece non è una 'normale' attività. Dev'essere 'anormale' dunque. Il bondage è la parodia e l'anti-forma dell'autorità. La gente non afferra questo punto."**chair girl
Insomma il saggio indica la luna ma lo stolto guarda il dito. Dietro ogni rappresentazione estetica feticistica (la prassi può essere un'altra cosa) si cela un messaggio multiforme che viaggia a stretto contatto con l'immersione nella civiltà del consumo e della tecnica. I feticci sono oggetti in cui il valore di scambio non coincide più con il valore d'uso, e vengono ricoperti di libido e fluidi libidici.
Ad un secondo sguardo non si percepisce più nell'opera di Jones una semplice sottomissione del genere femminile. Le donne di Allen Jones sono assolutamente inermi; sono addirittura inorganiche. Questo passaggio all'inorganico, allo scarto non più degno di essere sacrificato, permette tutto. In epoca nazista, ad esempio, molte donne ebree furono obbligate alla prostituzione nei bordelli destinati alle SS (cliccare su CONTINUA in fondo a questo post per leggere un recente articolo a riguardo). L'iniziale dilemma ideologico nazionalsocialista di come usufruire delle puttane messe a disposizione dovendo però evitare i contatti con razze impure fu presto superato: le donne ebree non erano da considerarsi essere umani bensì oggetti. Stücke, pezzi, scriveranno poi sui carri piombati diretti ai campi di sterminio. E' questo il rischio di una società che non considera alla pari tutti gli esseri viventi, sia essa dominata dal nazionalsocialismo o dal capitalismo liberale. La pornografia, nel suo livello più radicale e comunicativo, può essere anche una modalità per far emergere le contraddizioni nei costumi sessuali; comunque, rappresenta l'emergere di un bubbone purulento sulla faccia pulita del benpensante.
In quest'ottica si possono leggere le parole della femminista Luce Irigaray quando dice che "Ci sarebbero molte altre domande da fare ai pornografi. Senza per questo sollevare la questione se si è 'favorevoli' o 'contrari' alle loro pratiche. Dopo tutto, meglio che la sessualità sottesa al nostro ordine sociale si eserciti apertamente, piuttosto che lo comandi dal luogo delle sue rimozioni. Chissà che, a forza d'esibire senza pudori, la fallocrazia ovunque regnante, non diventi possibile un'altra economia sessuale. La pornografia come 'catarsi' del dominio fallico? Come svelamento della soggezione sessuale delle donne?"***
Rendere quindi manifesta ogni contraddizione, interpretando Irigaray, sempre, se vogliamo accettare il fatto che di contraddizione si tratti. Se la pornografia sia da considerarsi espressione della fallocrazia, del dominio maschile (del patriarcato, si diceva), la si mostri, proprio per sottolineare sotto ogni aspetto, anche quello esplicito, il modello opressivo imperante. Se invece, in alternativa, la pornografia è vista come espressione di libertà e motore di liberazione, allora ci sarebbe un motivo ulteriore per liberare la visione dai ceppi della morale theocon.
Il divieto, il rimosso che insiste per tornare a manifestarsi, è l'unico elemento di devianza, e sta sempre dalla parte del potere (anche quando è donna).

* J. Lacan, Il seminario. Libro XI. I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi, Einaudi, Torino, 1979, p.103 

** citato in phinweb.blogspot.com

*** L. Irigaray, Questo sesso che non e' un sesso, Feltrinelli, Milano, 1978, p.168

     
 

--> approfondimento Allen Jones

--> house of gord

--> forniphilia.info 

--> video forniphilia 

 (Continua)